Quelle cifre vergognose di ristori e aiuti di Conte

"I ristori vanno sostituiti con i rimborsi", afferma Cgia Mestre. "Se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica"

Quelle cifre vergognose di ristori e aiuti di Conte

A inizio emergenza era stato detto che nessuno sarebbe rimasto indietro, ma il disastro economico venutosi a creare in questi mesi ha inevitabilmente rivelato una realtà ben diversa da quanto affermato da Giuseppi: è lo stesso ufficio studi della Cgia Mestre a riportare oggi i dati nudi e crudi della situazione del Paese.

Nonostante i 29 miliardi di euro di aiuti erogati dall'esecutivo giallorosso per soccorrere tutte quelle categorie di lavoratori pesantemente danneggiati dalla crisi provocata dall'emergenza sanitaria e dalle misure restrittive imposte del governo, i miglioramenti sono stati piuttosto scarsi. Secondo quanto riportato da Cgia e riferito da ItalPress, infatti, "se rapportiamo questi 29 miliardi alla stima riferita alle perdite di fatturato registrata l’anno scorso dalle imprese italiane, importo che sfiora i 423 miliardi di euro, il tasso di copertura è stato pari a poco meno del 7% circa: un’incidenza risibile". Insomma, un aiuto poco sostanzioso se si pensa alle pesanti perdite che si sono registrate per varie categorie. Non sorprende, dunque, il malcoltento crescente nella popolazione.

Nessuno, spiega Ggia, mette in dubbio la necessità di imporre chiusure o limitazioni in caso di reale bisogno. La salute pubblica viene sempre al primo posto. Il governo dovrebbe però occuparsi di più dei settori colpiti, prima che sia troppo tardi e che certe aziende e realtà economiche decidano di chiudere i battenti."Doveroso intervenire affinché gli operatori che sono costretti a chiudere l'attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora", insiste Cgia Mestre.

Per fortuna i ristori del governo sono in quale modo riusciti a salvare le categorie maggiormente in crisi, come ammette l'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre: "Le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall'Esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5% circa". Resta il fatto che si sarebbe dovuto fare di più, ed anche per queste imprese, mantenute a galla dai ristori, gli aiuti sono infine risultati essere insufficienti. Serve pertanto un cambio di rotta.

"I ristori vanno sostituiti con i rimborsi", afferma Cgia. "In altre parole è necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. La stessa cosa va definita anche per i settori che seppur in attività è come se non lo fossero". Cgia fa dunque l'esempio di quelle realtà artigianali e commerciali che si trovano nelle città maggiormente frequentate da turisti e che hanno subito un autentico tracollo in seguito al calo di viaggiatori.

"È vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica che rimane l'unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi", spiega Cgia. Al momento l'esecutivo di Conte ha messo a disposizione delle imprese 29,1 miliardi di euro. "La voce più importante è stata quella dei contributi a fondo perduto che ammonta a 11,3 miliardi di euro. Seguono altri interventi che assommano a 7,9 miliardi e la cancellazione del saldo 2019 e dell'acconto 2020 dell'Irap che ha consentito uno sgravio di 3,9 miliardi.

Le agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione hanno permesso un risparmio pari a 5,1 miliardi, mentre la cancellazione dell'Imu e della Tosap/Cosap ha garantito una riduzione della tassazione locale pari a 802 milioni di euro", riporta l'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. Secondo le ultime indagini Istat, tuttavia, sono circa 292 mila le attività a trovarsi gravemente in crisi. Molte si trovano a rischio chiusura.

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