Embrioni uomo-animale

Cosa può accadere se si creano in laboratorio embrioni ibridi, con un corredo genetico in parte umano e in parte animale? Quali rischi potrebbero correre i cittadini europei? Gli embrioni-chimera non sono ancora nati, ma sono al centro di un vasto dibattito che dall'Inghilterra si è diffuso nelle altre nazioni europee.
L’anno scorso due centri di ricerca hanno chiesto all'Hfea, l'Authority britannica per la ricerca sugli embrioni, una licenza per produrre ibridi uomo/animale. La Hfea sembrava orientata a concedere la licenza ma il governo inglese ha avocato a sé la decisione. Immediata la risposta: cinquanta scienziati, fra cui tre premi Nobel, hanno pubblicato sul Times una lettera in cui si chiede a Blair di non bloccare il progresso scientifico. Il governo ha preso tempo e la commissione parlamentare Scienza e Tecnologia ha aperto una consultazione popolare. Solo alla fine dell'anno, dopo aver acquisito maggiori informazioni e aver tastato il polso all'opinione pubblica nazionale ed europea, le autorità inglesi decideranno se permettere o no la creazione degli ibridi.
Il problema è sempre lo stesso: ottenere ovociti per la ricerca, e in particolare per la cosiddetta clonazione terapeutica. Peccato che la clonazione terapeutica non abbia mai funzionato; a tutt'oggi non esistono cellule staminali embrionali prodotte con questa tecnica. Gli scienziati insistono e vorrebbero disporre di un maggior numero di ovociti femminili per moltiplicare i tentativi; ma sono poche le donne che accettano di sottoporsi ai pesanti trattamenti ormonali necessari per donare gli ovociti. Da qui nasce la richiesta di rivolgersi, invece che alle donne, alle mucche o alle coniglie.
L'idea, in realtà, non è nuova, e i timori che ne derivano nemmeno. Nel 2005 l'Unione Europea ha finanziato con 600mila «Chimbrids», un progetto a cui partecipa anche l'Italia nato per «analizzare le problematiche scientifiche, etiche, filosofiche e giuridiche sollevate dall'utilizzo di chimere e ibridi». La domanda che ci si pone, naturalmente, è: cosa sono queste entità, umani o animali? Quanto umani e quanto animali? Ed è giusto ridurre l'umanità a una percentuale, un tasso variabile?
I sostenitori della sperimentazione sugli ibridi dichiarano che l'embrione che ne viene fuori è umano al 99.9%, dunque ha solo lo 0.1% di materiale genetico animale. Però non si dice che quello 0.1 incide molto, sul piano qualitativo, perché proviene dal Dna dei mitocondri, fondamentale per la funzionalità dell'intero organismo.
Alcuni parlamentari italiani hanno deciso di intervenire nella consultazione pubblica aperta dai loro colleghi inglesi. L'intero gruppo Udc alla Camera, da Lorenzo Cesa a Luca Volontè, ha firmato una lettera in cui si mettono in rilievo non solo le obiezioni etiche e culturali, ma i rischi sanitari dell'operazione.

Uno dei problemi più gravi che si pongono mescolando in laboratorio specie diverse, infatti, è quello di creare un terreno favorevole alla mutazione genetica dei virus, che potrebbero superare la barriera interspecie, con il rischio di scatenare un'incontrollabile pandemia. Il documento è stato sottoscritto anche da una trentina di senatori (tra gli altri Mantovano, Quagliariello, Ghigo, Ombretta Colli), e oggi la lettera sarà inviata alla Camera dei Comuni.

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