250mila account a rischio: Twitter sotto attacco hacker

L’uccellino di Twitter sotto l’attacco degli hacker inizia a vacillare. Chi ci sia dietro l'incuriosne (Anonymous o i cinesi?) per il momento non si sa

250mila account a rischio: Twitter sotto attacco hacker

Gli hacker hanno attaccato Twitter. Un assalto molto simile a quello con cui di recente sono state colpite importanti testate giornalistiche occidentali, da ultimo i quotidiani americani New York Times e Wall Street Journal. Sebbene almeno uno degli attacchi sia stato bloccato proprio mentre era in corso, i pirati informatici potrebbero comunque essere riusciti ad avere accesso a identità, password, indirizzi e-mail e altri dati relativi agli utenti, 250mila dei quali come minimo sono pertanto a rischio.

Il portavoce del social network Jim Prosser ha assicurato che, a titolo di "misura precauzionale", le password interessate sono state così criptate o direttamente annullate, e messaggi di avvertimento sono in corso di notifica ai diversi interessati. "Gli assalitori erano estremamente sofisticati - ha sottolineato il direttore della sicurezza della società titolare, Bob Lord - non è stata opera di dilettanti nè riteniamo si sia trattato di un incidente isolato". Lord crede, anzi, che "altre compagnie e organizzazioni siano state attaccate in tempi recenti con modalità analoghe". Massimo riserbo è stato, tuttavia, tenuto sulle possibili origini e sulle metodologie impiegate nei cyber assalti, a differenza delle aperte denunce formulate per esempio dai due giornali americani, che hanno puntato il dito contro la Cina e il suo regime. Il social network, si è limitato ad assicurare Prosser, sta collaborando attivamente con l’amministrazione di Washington e con le sue agenzie investigative per rintracciare i responsabili delle incursioni on line.

Non è la prima volta in cui Twitter, che il mese scorso annunciò di aver raggiunto un numero globale di non meno di 200 milioni di utenti attivi dei propri servizi, finisce nel mirino degli hacker.

Nel 2010 dovette, infatti, acconsentire con il governo degli Stati Uniti a sottoporsi per dieci anni a sistematiche revisioni dei suoi sistemi di tutela della privacy, proprio per non aver saputo salvaguardare le informazioni personali degli iscritti.

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