Una vera e propria guerra. Una serie di attacchi coordinati in almeno sette punti della capitale dell'Afghanistan hanno dato inizio a una battaglia durata praticamente tutta la giornata di domenica scorsa.
Raffiche, spari, razzi ed esplosioni hanno messo in ginocchio Kabul. Assaltata l'ambasciata iraniana e colpita dai razzi quella russa e tedesca. Diversi terroristi talebani hanno cercato di entrare in Parlamento. Attaccato anche il compound del presidente Karzai.
L'attacco è avvenuto nel centro di Kabul, nella zona delle ambasciate straniere (britannica e americana, ma non solo). Presi di mira gli hotel Kabul Star, uno dei più nuovi della capitale, e il Serena. Colpito il centro Isaf Camp Warehouse, 10 chilometri a est di Kabul, e alcune basi Nato.
Finito l'attacco si contano i morti. È di tre civili, otto militari e 36 Talebani uccisi il bilancio definitivo dell’offensiva di 18 ore lanciata ieri dai Talebani a Kabul e in altre località dell’Afghanistan. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni, Bismillah Mohammad, aggiungendo che 40 membri delle forze di sicurezza e 25 civili sono rimasti feriti.
Il ministro, citato dall’agenzia Dpa, ha spiegato che erano 16 i Talebani che hanno attaccato tre aree di Kabul. "Gran parte di loro si muovevano coperti da un burqa", ha precisato, spiegando che l’operazione è durata 18 ore perché "le forze di sicurezza erano impegnate a proteggere i civili nelle aree affollate e piene di case dove gli attacchi si sono svolti".
Sempre secondo quanto ha comunicato il ministro, in seguito all'interrogatorio di un miliziano arrestato dopo gli scontri, gli esecutori e responsabili dell'attacco sono i militanti della rete terroristica Haqqani.
Gli attacchi di ieri sono stati una sorta di "messaggio" alle forze afghane e straniere, per avvisarle che gli insorti restano forti e determinati. Così il portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha rivendicato l'offensiva parlando al telefono con Associated Press.
Mujahid ha spiegato che gli assalti nelle province di Kabul, Paktia, Nangarhar e Logar sono stati la risposta dei talebani alle recenti affermazioni del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, e del portavoce dell'Alleanza Carsten Jacobson, che avevano definito gli insorti deboli dicendo che non c'erano indicazioni che lasciassero pensare al fatto che un'offensiva di primavera fosse in programma."Siamo forti e possiamo attaccare ovunque vogliamo", ha affermato il portavoce definendo gli attacchi un'anticipazione dell'offensiva di primavera.
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