Tunisia, omicidio Belaid come il delitto Matteotti?

Tunisia nel caos dopo l'assassinio del leader laico che si batteva contro i fanatici islamici. E il partito islamico Ennahda sconfessa il suo premier, che chiedeva un governo tecnico

Tunisia, omicidio Belaid come il delitto Matteotti?

La morte del leader laico dell'opposizione tunisina, Chokri Belaid, ucciso ieri in un agguato, ha sconvolto il Paese e suscitato la condanna internazionale (leggi l'articolo di Gian Micalessin). Ma ha prodotto anche un altro effetto: il governo, infatti, ha offerto le dimissioni per tentare di calmare la piazza, promettendo nuove elezioni. Belaid era stato il grande regista dell’operazione che, la scorsa estate, aveva portato alla nascita del Fronte popolare, un blocco laico e riformista che aveva messo alle corde la maggioranza e in particolare il partito islamico Ennahda in particolare. Il cui leader, Rachid Ghannouchi, ha messo le mani avanti: "Gli assassini di Belaid vogliono un bagno di sangue in Tunisia ma non ci riusciranno".

A Tunisi dopo il dolore si è scatenata la rabbia: scontri violentissimi, sassaiole, lacrimogeni, tentativi di assalto e poliziotti impegnati cercando di disperdere la folla. Un agente è morto, con il petto sfondato da un sasso scagliato da un manifestante. Ma è tutta la Tunisia a essere scossa dalle proteste, rivolte soprattutto contro contro Ennahda, accusata di aver creato, negli ultimi mesi, un clima da guerra civile, mediante l'azione delle squadracce della Lega per la protezione della Rivoluzione, responsabili di moltissime aggressioni.

Ennahda sconfessa il suo premier: no al governo tecnico

Il partito islamico al governo in Tunisia ha bocciato la proposta del suo premier, Hamad Jebali, di rassegnare le dimissioni per cedere il posto a un governo tecnico. Jebali aveva suggerito un esecutivo d’emergenza dopo l’assassinio di Belaid. "Il primo ministro non ha consultato il suo partito", ha commentato lapidario Abdelhamid Jelass, vicepresidente
di Ennahda e molto vicino al suo leader, Rached Ghannouchi. "Noi di Ennahda - ha aggiunto - riteniamo che la Tunisia abbia bisogno in questo momento di un governo politico: continueremo il dialogo con gli altri partiti per dar vita a un governo di coalizione". L’annuncio di Jebali aveva colto di sorpresa i vertici di Ennahda che si erano riuniti fino a notte fonda. A favore di un esecutivo tecnico si era pronunciato Ettakatol, uno dei partiti di maggioranza insieme a Ennahda e al Congresso per la Repubblica.

Su alcuni siti si inneggia alla morte di Belaid

Su Facebook e su alcuni siti internet tunisini sono comparse delle frasi che inneggiano all’uccisione di Belaid. A denunciarlo è uno degli esponenti del Fronte popolare (il partito della vittima), l’avvocato Abdennaceur Aouini. Belaid viene indicato come il capofila dei "kouffars", i miscredenti.

Come l'assassinio di Matteotti?

Sul Corriere della sera Bobo Craxi (Psi), ex sottosegretario agli Esteri, accosta l’omicidio di Belaid al delitto Matteotti nell’Italia degli Anni Venti. "Il Paese adesso è a un punto di svolta: o i partiti laici riescono a imporre un allargamento e una nuova legittimazione all’Assemblea costituente, che arrivi a inglobare tutta la società civile, oppure si va verso una radicalizzazione, verso le posizioni dei salafiti. In Tunisia girano squadracce armate, come quelle fasciste, legate ai settori oltranzisti che vogliono imporre un’islamizzazione forzata, non voluta dalla maggioranza della popolazione".

Ue: fermare atti di violenza politica

In Tunisia "occorre fare tutto il possibile per mettere fine" agli atti di violenza politica commessi dagli estremisti, che minacciano il processo di transizione democratica. E' il messaggio dell’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, e del commissario europeo alla politica di vicinato, Stefan Fule, che esprimono la loro dura condanna per l’uccisione di Belaid.

"Speriamo che le autorità tunisine facciano luce su questo assassinio perché i responsabili di questo omicidio rispondano del loro atto davanti alla giustizia. Il numero crescente di atti di violenza politica commessi da gruppi estremisti - proseguono i due - compresi i Comitati per la protezione della rivoluzione, sono una minaccia per il processo di transizione in corso".

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