I cinesi sfidano il divieto: 500 al Duomo

Ore 15, quelli di Chinatown occupano piazza Duomo. Sit-in di protesta, con una bandiera rossa e uno striscione: «Giunta Moratti vergogna». Cinquecento cinesi in silenzio (o quasi) sventolano alcune immagini degli scontri con le forze dell’ordine. Sui taccuini dei cronisti poche note: «Stop racism», «Italiani-cinesi uniti contro la polizia assassina», «Basta al ghetto cinese».
Virgolettati scritti su fogli formato A4 da quelli del centro sociale Cantiere, che i cinquecento cinesi esibiscono ad uso di telecamere e fotografi. Due ore e passa di un presidio organizzato con in tasca il dietro-front della Questura, «ieri sera ci ha negato la disponibilità di piazza Duomo». Sfida che in Paolo Sarpi si è concretizzata nelle serrande abbassate per centoventi minuti, nell’auto con altoparlante che senza sosta ha invitato a «prendere il “14” e scendere in Duomo».
Prove tecniche di una manifestazione messa in piedi con il sostegno morale del console Zhang Limin: «Manifestare è un loro diritto. Io non posso impedirlo.

Ho chiesto però alla comunità cinese di svolgere questo presidio nel rispetto della legge italiana e in modo pacifico perché non si ripetano gli scontri violenti di giovedì scorso». Parole dettate alla stampa dal numero uno del governo cinese a Milano nella serata di martedì, pochi minuti dopo aver garantito al (...)

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