I politici da Carnevale ora rischiano il suicidio

Nessuno è in grado di proclamarsi vincitore. Ora i politici si facciano sotto: se non si decidono a mostrare la faccia saranno sbranati

I politici da Carnevale ora rischiano il suicidio

Ma quale quaresima, qui è sempre carnevale e il ballo postelettorale è in maschera. Sappiamo come è andato lo spoglio, ma ancora ne ignoriamo gli sviluppi pratici. Di solito il governo lo fa chi ha vinto alle urne. In questo caso, per la prima volta nella storia della Repubblica, nessuno è in grado di proclamarsi vincitore, né, tantomeno, di dare vita a un esecutivo.

Sulla carta la «maglia rosa» toccherebbe a Pier Luigi Bersani, che ha conquistato alla Camera il gran premio di maggioranza e, quindi, una quantità esorbitante di deputati. Nonostante ciò il segretario del Pd non ha la possibilità di farla da padrone: aspetta una mossa del presidente Giorgio Napolitano. Il quale, tuttavia, pur avendo in passato offerto buone prove come politico creativo, in questa circostanza brilla per titubanza. Chiunque al suo posto traccheggerebbe quanto lui.
Tutti i partiti hanno predicato per mesi l'esigenza di aprire le porte al nuovo. Il nuovo è arrivato e ci siamo accorti con stupore che è peggio del vecchio: non c'è verso di inventarsi uno straccio di coalizione maggioritaria in Senato. Beppe Grillo esiste ma non si vede, esce dalla villa a volto coperto. Per parlare parla, però non si capisce cosa dica, cambia versione ogni due minuti. Governissimo? Ci sto sì e no. Anzi, non ci sto. Fiducia a un gabinetto di transizione? Arrangiatevi.

Grillo maschera anche il proprio pensiero. Forse non ne ha uno. Forse ne ha troppi e troppo confusi. Un conto è denunciare che il sistema è storto, un altro è raddrizzarlo. I suoi potenziali alleati non lo aiutano perché non sono in condizione di aiutare manco se stessi. Guardate Bersani. Dice: ho vinto, ma non ho vinto. Non ha le idee chiare. Di norma uno sconfitto alle elezioni rassegna le dimissioni. Lui brancola nel buio e rinvia sine die il momento solenne di scrivere due righe per comunicare ai compagni: saluti e baci, tolgo il disturbo. Ovvio, è doloroso mollare lo scettro. Eppure bisogna farlo quando non si è all'altezza di maneggiarlo con profitto. Cinque anni orsono, il suo predecessore Walter Veltroni, essendo stato superato da Silvio Berlusconi, si comportò di conseguenza: riempì gli scatoloni e abbandonò la cabina di comando. Perché Bersani non lo imita? Che pensa di escogitare per rimanere inchiodato degnamente alla poltrona? Difficile interpretare il senso della sua ostinazione. Che abbia uno smacchiatore nella manica per cancellare le orme di Grillo?

Il quale Grillo, dall'istante in cui, incredulo, ha preso atto di essere il leader del maggior partito, sembra stordito. Non grida più «vaffanculo» per incitare alla lotta i propri eserciti: balbetta. Ricorda quei fortunelli che, vinta una somma ingente al Superenalotto, si barricano in casa per paura di essere derubati della schedina. Forse non ha torto, Beppe. Quelli che lo corteggiano non sono innamorati di lui, ma del suo bottino di voti. Sta di fatto che Bersani senza il M5S dalla propria parte può solo andare a nascondersi o in giro mascherato. A meno che non accetti di sposarsi con il Cavaliere, cui però si è già sdegnosamente negato.

Altre soluzioni? Zero. E il carnevale prosegue con esiti grotteschi. Dove è finito Mario Monti? Anche lui è a spasso camuffato? È trascorsa una settimana o poco più dalle sue esibizioni televisive, e pare un secolo. Il bocconiano si dava arie da padreterno, parlava con tono ispirato, spiegava a noi poveracci di averci salvati dal baratro; ed era convinto che i connazionali, affascinati dalla sua scienza, lo avrebbero riportato a Palazzo Chigi sulla sedia gestatoria. Basta, scomparso. Che uso intende fare del suo dieci virgola? Due calcoli: l'Udc aveva il 5,8 per cento, il Fli l'1,2. Somma: 7 per cento. Dieci meno 7 fanno 3 punticini, quelli che il professor Fenomeno ha strappato con le proprie forze all'elettorato. Una miseria. Giusto che Monti cerchi di mutarsi i connotati. La vergogna è un sentimento molto umano.


Dalla politica attendiamo segnali di fumo. Se lorsignori non si decidono a mettere fuori la faccia, saranno sbranati: vero, Bersani? Torneremo a votare, senza entusiasmo, ma consapevoli che non c'è altra via che non sia il suicidio.

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