Quando la pizza finisce in Glory

Un locale in via Correggio guidato da tre giovani (Salvatore, Gianmarco e Samuele) propone due tipi di cotture ma sta riscuotendo un notevole successo soprattutto con la versione bassa e croccante da 180 grammi: da provare quella con il Ragù di carne. L’ambiente è allegro e colorato, molto anni Ottanta. E se quel maledetto fusibile facesse funzionare quel magnifico juke-box…

Quando la pizza finisce in Glory
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Tre spiriti giovani, tre pezzi d’Italia che si uniscono a formare un luogo elettrico e citazionista. Il locale è Glory Pop, una pizzeria aperta poco più di un anno fa in via Correggio, al numero 14, una zona residenziale di Milano, dove di notte, nel buio dei condomini, brilla per le sue luci allegre e i suoi colori fluorescenti.

Glory Pop nasce dall’idea di Salvatore Venuto, calabrese di Crotone, che ha scelto come compagni di strada il veneto Gianmarco Michieletto e il lucano Samuele Cantisani, conosciutisi da Pizzium, una delle più interessanti realtà pizzaiuole di Milano. Il format dà lo stesso peso sia al contenuto sia al contenitore. E partiamo da quest’ultimo: il locale cita apertamente gli anni Ottanta (con qualche svisata nei Novanta): luci al neon, colori sovraesposti, molti vinili esposti, con e senza copertina, la musica che gira intorno è quella dell’epoca, tra gli Wham! e Anna Oxa, una playlist sterminata curata dallo stesso Salvatore, che non ha voluto cedere a nessuno lo scettro del telecomando musicale. Ah, in bella mostra c’è anche un juke-box originale, con i brani originali già caricati. Si aspetta solo che da qualche parte spunti un fusibile anch’esso d’epoca che con un abracadabra lo faccia funzionare davvero. Sarebbe bello e per questo questo è anche un appello a chiunque possa essere utile nella ricerca.

Naturalmente tutto questo produce un’atmosfera scanzonata e caliente. La mia visita è stata un umile lunedì e quando sono entrato il locale era pieno e vociante. E’ questa la Milano che mi piace, è questa la Milano che combatte la crisi della ristorazione (che esiste solo per chi non sa annusare lo spirito del tempo). Ma naturalmente se uno volesse solo ascoltare musica e divertirsi andrebbe a un concerto, o in discoteca. Qui siamo pur sempre in pizzeria e devo dire che il lavoro fatto da Salvatore, Samuele e Gianmarco (il pizzaiuolo alla fine è quest’ultimo) è davvero interessante. Soprattutto per quello che riguarda la pizza bassa e croccante da 180 grammi a cui è dedicata una corposa sezione del menu. “All’inizio le pizze crunchy erano un riempitivo, ora sono nettamente le più ordinate”, dice Salvatore. Un segnale da me già percepito del fatto che Milano, dopo l’abbuffata di pizze a canotto con lievitazioni chilometriche, ha voglia di riscoprire le proprie radici, con buona pace di chi ha sempre pensato che quarant’anni fa in riva ai Navigli non capissero molto di pizza. Questione di gusti.

In ogni caso le pizze croccanti di Glory sono davvero molto buone. In particolare quella con il ragù di carne fatto in casa (e poi provola affumicata, cialde croccanti di Grana Padano e pepe nero) e l’Ortolana con crema di peperoni grigliati, melanzane, zucchine, pomodori secchi e polvere di olive. Una perfetta opzione vegan, nel caso. Tra le altre pizze suggerite nella versione “180 grammi di croccantezza” segnalo la Cosacca, la Provola e Pepe e la Spianata calabra e gorgonzola. Ognuno però è libero di chiedere qualsiasi topping nel menu con il supporto che preferisce.

Passiamo invece alle pizze classiche, più napoletane, con il cornicione pronunciato e il peso di 250 grammi. In questo caso ho provato la Lardo di colonnata e zola con una base di fior di latte e una salsa homemade di frutti di bosco. Tra le altre opzioni registro (per la prossima occasione) la classica Margherita, la Mortadella pecorino e miele e la Porchetta e patate.

Naturalmente il mondo non finisce con la pizza (anche se qualche volta io posso avere questa impressione). Come introduzione ho assaggiato due focacce, una con bufala, ciuffi di patate viola e bacon croccante in cui la delicatezza delle patate viola le fa scomparire al palato, e l’altra con gorgonzola, noci, miele e speck, più convincente. Dopo le pizze mi è stata proposta una Frisella con stracciatella, prosciutto crudo di Parma 24 mesi, carciofini e zeste di limone in cui la scena la ruba la fresella stessa, fatte dal novantaduenne nonno Saverio in Puglia: malgrado non sia bagnata come vorrebbe la tradizione, è talmente friabile da rendere la masticazione molto piacevole senza dover prenotare il dentista per il giorno dopo. Finale dolce con due cheesecake: la Lotus, al biscotto speculoos e quella con arachidi, caramello salato e cioccolato fondente. Io ho preferito la seconda anche se Salvatore caldeggia la prima.

Si bevono birre alla spina e in bottiglia (delicata la Omega Blanche del Birrificio Magna Grecia), qualche calice di vino, le classiche bibite e dei cocktail a prezzo molto modico. E a proposito di prezzi, le pizze costano tra i 7 della Cosacca e i 14 della Ragù di carne.

Gli antipasti da 7 euro, le insalate 12 euro, i dolci 5 o 6. Il servizio è svelto è piacevole, dell’atmosfera abbiamo detto. Un posto che consiglio.

Glory Pop è in via Correggio, 14 a Milano ed è aperto tutti i giorni a pranzo e a cena.

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