"È una persona seria". Boccia spinge la Schlein verso Conte

Il neo capogruppo dem al Senato pensa già al "nuovo" campo largo: "Conte è una persona seria e con il Movimento 5stelle abbiamo punti di convergenza"

"È una persona seria". Boccia spinge la Schlein verso Conte

Non facciamoci trarre in inganno: l’elezione “per acclamazione” dei nuovi capigruppo parlamentari del Pd nasconde molte, forse troppa, polvere sotto al tappeto. Due idee di Partito democratico albergano all’interno del Nazareno. Da una parte quella di Chiara Braga, neo eletta capogruppo alla Camera e di Francesco Boccia, nuovo capogruppo schleiniano al Senato. Un partito a trazione massimalista e vicino alle istanze grilline. Dall’altra parte, il Pd dei grandi delusi che ieri è andato in netta minoranza. In primis Lorenzo Guerini, leader della corrente Base Riformista, ma anche gli ex capogruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi.

Le "convergenze" con il M5S

L’elezione di Elly Schlein alla guida del partito non ha fatto altro che rimarcare questa divergenza enorme. Da un lato i massimalisti, attenti alle istanze più radicali e minoritarie e dall’altro i riformisti, contrari all’alleanza con i penta stellati e più inclini a guardare verso il duo terzopolista Renzi-Calenda. Francesco Boccia, fresco di elezione a capogruppo al Senato, ha già scelto da che parte stare: Giuseppe Conte – spiega a LaStampaè una persona seria e intelligente: penso non ipotizzi alcuna concorrenza ma voglia solo aggregare quante più forze possibili”. Se prima il “nuovo” campo largo sembrava solo una boutade, adesso l’idea comincia a prendere piede all’interno del Nazareno.

L’elezione di due figure vicine alla Schlein, come Boccia e Braga, di sicuro aiuta il dialogo con i grillini. “Mi sembra evidente – aggiunge Boccia - che la posizione del Pd e quella del M5S abbiano punti di convergenza. Se mi permettete, credo di averlo detto molti ma molti mesi fa”. Al contrario, una possibile alleanza con il Terzo Polo non è nemmeno presa in considerazione: “Non poniamo condizioni a escludere. Certo, a giudicare dalle posizioni critiche espresse da Calenda e Renzi mi sembra complesso”.

Guerini attacca la Schlein

Ormai sembra definitivo: il Pd abbandona il riformismo e apre le braccia alla politica urlata grillina. Una posizione senz’altro legittima che, d’altro canto, dovrà fare i conti con i malumori degli ex dirigenti e ministri dem e con l’ala più dura della mozione Bonaccini. I sostenitori del governatore emiliano, Stefano Bonaccini, cominciano a preoccuparsi.“Siamo vecchi, lei è nuova: ci farà fuori tutti, uno per uno”, dice una dirigente dem al Giornale. Un sentimento diffuso tra le fila dei democratici.

Il più esplicito, dopo l’assemblea alla Camera che ha incoronato Francesco Boccia e Chiara Braga nuovi capigruppo, è l’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, più volte critico verso il nuovo Pd firmato Schlein. “Sui capigruppo – evidenzia Guerini –c’è stata una forzatura, serve una condivisione delle scelte per tenere unito il partito”. Un errore grossolano di metodo che, ovviamente, non vede Francesco Boccia:“Non c’è stata nessuna forzatura.

Semplicemente la segretaria non considera i capigruppo come merce di scambio”.

Il Partito democratico che si delinea è un partito unito all’esterno ma estremamente diviso all’interno. Il terreno su cui Elly Schlein dovrà comporre la sua segreteria è scivoloso.

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