
Silvia Salis è la candidata del Partito democratico e del campo largo per il Comune di Genova e a poche settimane dal voto la campagna elettorale entrata nel vivo. Durante un comizio elettorale a Sestri Ponente, Simone D'Angelo, segretario metropolitano del Partito democratico, si è fatto scattare una foto con la candidata davanti a un murale realizzato dagli esuli cileni che raffigura la falce e il martello. "Noi non ci vergogniamo della nostra storia: in questo Paese, così come in Cile, la falce e martello è stato il simbolo di chi ha creduto nella libertà e nella democrazia", ha dichiarato D'Angelo.
Le sue parole sono in risposta a Ilaria Cavo, capolista di Noi Moderati - Bucci - Orgoglio Genova, che su Primocanale ha sottolineato che "se una candidata si propone come civica, non fa l’uscita, la sua prima uscita, proponendosi con la falce e il martello alle sua spalle, lo può fare è legimatissima a farlo ma allora non viene Renzi qui a Genova a insegnarci che cos’è civismo, non viene qui da noi che abbiamo delle liste civiche molto corpose e che hanno fatto la storia del civismo in questa regione".
Anche Fratelli d'Italia è intervenuto sulla questione, ribadendo che "per il segretario del Partito Democratico a Genova, la falce e il martello rappresenterebbero la libertà, per noi invece sono violenza e morte. L’estremismo in Italia esiste: è rosso". Ma a Fratelli d'Italia ha controreplicato l'Anpi Genova, che è intervenuto sulla vicenda appoggiando le parole di D'Angelo e aggiungendo che "per tanti italiani falce e martello sono stati simbolo di liberazione contro la dittatura fascista e l’occupazione tedesca". Quel simbolo, aggiungono, "che oggi sembra disturbare certi esponenti meloniani è stato profondamente collegato alla storia democratica della Repubblica italiana, a differenza della fiamma tricolore, presente nel logo di Fratelli d’Italia".
Il deputato e vice ministro al Mit Edoardo Rixi, segretario della Lega in Liguria, con una nota è intervenuto sulla vicenda sottolineando che "falce e martello sono il simbolo di un'ideologia che, nella storia, ha spesso soffocato la libertà in nome di una finta uguaglianza imposta dall'alto".
Le parole pronunciate da D'Angelo, secondo il quale "falce e martello simbolo di chi ha voluto la libertà", prosegue Rixi, "risultano offensive nei confronti di tanti esuli della Dalmazia, testimoni dell'orrore delle foibe, che a Genova hanno trovato la vera libertà dopo aver vissuto sulla propria pelle le conseguenze di quel simbolo".
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