
Nel comparto del turismo mancano 300.000 lavoratori. Questo è stato il tema dell'Intergruppo sul mismatching fra domanda ed offerta nel mondo del lavoro che sembra non subire il contraccolpo delle schermaglie presenti in entrambi gli schieramenti.
Nel corso del tavolo di lavoro è stato messo in evidenza che le attività del comparto turistico hanno aperture solo stagionali, il che rende ancora meno appetibile un già duro lavoro. Il presidente dell'Interguppo, il deputato pentastellato Arnaldo Lomuti, è stato a affiancato dalla responsabile per l’Intergruppo del Settore Turismo, la deputata di FdI Mariangela Matera.L’importanza del tavolo e della tematica viene sottolineata anche dal deputato meloniano Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo, e della presidente dell’Enit Alessandra Priante, i quali hanno evidenziato gli sforzi che governo e opposizioni stanno portando avanti per un settore arrivato a trainare il 13 % del Pil italiano.
Nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati sono intervenute le massime rappresentanze nazionali e regionali, come Confindustria Alberghi, Federturismo, Federalberghi Torino, Fenailp Turismo, Rete Destinazione Sud, Federterziario Turismo, Confcommercio - Province di Firenze e Arezzo, MAAVI - Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane, A.N.N.B.A, Welcome La Spezia. Le sigle hanno chiesto soluzioni immediate in dato l’imminente inizio della stagione, visti e considerati i rischi in cui potrebbero incappare alcune attività: quello di non riuscire a fornire i propri servizi, o di non essere messe in condizione di offrire un servizio degno dell’ospitalità che i turisti si aspettano nell’entrare nel Paese più bello al mondo. Andrea Torracca, coordinatore del tavolo tecnico, ha sottolineato che per affrontare l’attuale emergenza è necessario risolvere un paradosso tipicamente italiano: da un lato, le comunità straniere presenti nel Paese si dimostrano disponibili a offrire manodopera, mentre dall’altro lato, le imprese denunciano difficoltà nel reperire personale qualificato, nonostante nelle comunità straniere vi sia un tasso di disoccupazione del 12%. Attraverso programmi di formazione mirata e percorsi strutturati di inserimento, sarebbe possibile favorire il reinserimento nel mondo del lavoro sia dei lavoratori stranieri, contribuendo a colmare questa lacuna occupazionale. Tale formazione si rivolgerebbe anche ai detenuti, andando così a mitigare il problema del sovraffollamento delle carceri. Un aspetto chiave evidenziato nel dibattito è la necessità di una formazione orizzontale più accessibile, più qualificante, più trasversale e maggiormente raggiungibile anche per le fasce meno abbienti.
Rendere il percorso formativo più inclusivo e capillare potrebbe costituire un volano per migliorare la qualità della manodopera e al tempo stesso creare nuove opportunità di impiego, senza escludere nessuno dal mercato del lavoro per mere barriere economiche o logistiche.
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