Venezia nel casinò: il sindaco sbugiarda i croupier in rivolta

Gli addetti alle slot machine contro la gestione pubblica. Il Pd Orsoni rilancia: scioperano? Guadagnano troppo

Giorgio Orsoni (Pd)
Giorgio Orsoni (Pd)

Il Comune di Venezia, targato Pd, non ha una banca, ma ha un casinò. La casa da gioco della città infatti, che è la più antica del mondo (del 1638), è gestito da una società interamente partecipata da Ca' Farsetti. E così al sindaco Giorgio Orsoni tocca fare i conti con la grana dello sciopero dei croupier.

Precisamente degli addetti alle slot machine, che da Natale sono sul piede di guerra e fanno scioperi continui e selvaggi, cioè con poco o nessun preavviso. Domenica hanno incrociato le braccia in pieno pomeriggio, con il Casinò affollato di clienti. Come ha reagito l'azienda, cioè Orsoni? Con una mossa da perfetto liberista: ha rovesciato il tavolo della trattativa e ha pubblicato le buste paga degli impiegati ribelli. «È scandaloso - ha tuonato in un'intervista al Corriere del Veneto l'ad Vittorio Ravà, manager ex Benetton e Fiat chiamato in Laguna dal sindaco nel 2010 - la città deve sapere che qui sciopera gente che prende più di 80mila euro l'anno».

Come dire che in tempo di aziende che chiudono o che licenziano in massa «sono altri i lavoratori che dovrebbero essere difesi dai sindacati», continua Ravà. Non quelli che fanno sfumare 500mila euro di incassi - è la stima delle perdite causate dagli scioperi - ma incassano stipendi più che rispettabili. Il muro contro muro va avanti e il Comune rischia di perdere la partita. Forse per questo l'ad ha puntato pesante e ha messo sul piatto la questione soldi. «Le retribuzioni lorde - ha snocciolato il manager sul Gazzettino - nel 2011 e 2012, comprese le mance, sono state per gli assunti prima del 1999 di 89mila euro nel 2011 e di 78.500 nel 2012. Per quelli assunti dopo il 1999, di 82mila euro nel 2011 e di 71.500 nel 2012. Stipendi equiparabili a posizioni dirigenziali, con orario part-time». Gli addetti del settore slot infatti lavorano 1.200 ore l'anno. Conclusione: «Finché ci saranno scioperi, l'azienda non si siederà ad alcun tavolo sindacale».

I lavoratori rispondono che il punto non sono (solo) gli stipendi: «Non chiediamo nemmeno una lira - spiega Giampietro Antonini, segretario dell'Usb - ma mettiamo in discussione la gestione e la non funzionalità del Casinò e del suo staff. Ravà butta avanti la questione dei soldi in modo strumentale, ma i lavoratori da noi rappresentati non hanno nulla a che vedere con gli stipendi faraonici da lui citati». Qui l'ad è andato su tutte le furie: «Se continuano così, mando i Cud di tutti i loro iscritti ai giornali».

Una carta rimane coperta, creando nervosismo. Il Comune di Venezia ha bandito una gara internazionale per affidare la gestione della casa da gioco per vent'anni a un privato e in pole ci sarebbe una società di Las Vegas. I sindacati vorrebbero tornare in partita anche per cambiare il contratto. Quello vecchio prevede un bonus di 15mila euro lordi agli addetti alle slot in caso di superamento degli 85 milioni di euro di incassi annui.

Cifra che nel 2012, vista la crisi, non è stata raggiunta: nelle casse sono entrati solo 67 milioni. E il bonus è sfumato. Le sigle vorrebbero rivedere l'accordo, l'azienda ha detto «no» e così sono arrivati scioperi, liti tra i sindacati e pubblicazione delle buste paga. In attesa della prossima manche.

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