Il sostegno, al momento, è solo politico. L’Unione europea ritiene dunque credibili gli impegni assunti dalla Grecia per riportare i disastrati conti pubblici sotto controllo e allontanare l’ombra inquietante di una possibile bancarotta sovrana. Il risultato? Nell’accordo raggiunto ieri a Bruxelles dai capi di Stato e di governo dei 27 non c’è traccia alcuna di un eventuale impegno finanziario destinato a soccorrere Atene. Nessun bail-out programmato, nessun piano di salvataggio miliardario, insomma, come i mercati avevano invece ipotizzato nei giorni che hanno preceduto il vertice. «La Grecia non ha chiesto di essere aiutata finanziariamente e si è impegnata a mettere in campo certe misure per rientrare dal deficit. Da parte di tutti c’è stato un apprezzamento», ha spiegato il premier, Silvio Berlusconi.
È comunque un percorso non privo di rischi quello che l’Ue sembra voler seguire limitandosi a monitorare mese dopo mese la situazione debitoria del Paese ellenico, chiamato a schiacciare il disavanzo pubblico dal 12 al 4% entro la fine dell’anno. «No money for nothing» («Niente soldi per niente»), ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, spiegando la logica di una linea adottata nella convinzione che abbia «poco senso» discutere ora su quali garanzie o strumenti finanziari eventualmente adottare. Se Atene non dovesse farcela da sola (ma una sua uscita dall’euro è «un’ipotesi assurda», così come «è da escludere un default»), scatteranno le contromisure con l’eventuale assistenza del Fmi. Fin d’ora, ha precisato Juncker, è da escludere il ricorso all’emissione di un euro-bond.
La conclusione del summit di Bruxelles non ha però tacitato le congetture sui possibili provvedimenti finanziari pro-Grecia. Secondo una fonte presente alle trattative, tra le opzioni considerate ci sarebbe l'acquisto dei bond del Paese ellenico da parte di alcune banche statali dell’eurozona. Il supporto offerto potrebbe non essere uguale per tutte le nazioni, ma variare a seconda del peso dei singoli membri di Eurolandia. Germania e Francia si accolleranno dunque l’onere maggiore. Non si esclude l’emissione di bond da parte della banca tedesca pubblica Kfw destinati a finanziarie l’acquisto di titoli greci. L’alternativa rimane quella di accordare ad Atene prestiti bilaterali per scongiurare il pericolo di veder fallire le prossime emissioni di titoli pubblici greci nel secondo trimestre. Le riunioni della prossima settimana dell’Eurogruppo (lunedì sera) e dell’Ecofin (martedì) potrebbero essere l’occasione per discutere delle modalità di intervento.
È evidente che Atene è chiamata a realizzare una sorta di miracolo in una manciata di mesi. Misure da lacrime e sangue potrebbero non essere sufficienti. «Se fosse necessario siamo pronti a prendere misure supplementari per raggiungere i nostri obiettivi», ha dichiarato il premier greco George Papandreu. Ogni minima sterzata dagli obiettivi di risanamento avrebbe d’altronde ricadute sull’intera Europa. Non a caso, i mercati restano all’erta. Ieri le Borse hanno accolto con delusione l’esito del summit, correggendo al ribasso i guadagni messi a segno durante la mattina (-0,78% Milano), mentre resta alta la pressione sull’euro, scivolato sotto la soglia degli 1,36 dollari.
«Noi non facciamo il gioco della speculazione», ha detto senza mezzi termini il presidente francese, Nicolas Sarkozy durante la conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Sarko ha rivendicato il ruolo dell’Ue, che è quello di dare segnali chiari attraverso una «dichiarazione forte, precisa e senza ambiguità: la Grecia fa parte dell’Europa e noi la sosteniamo».
Ed ha anche invitato i mercati a comprendere la strategia dei governi di prendere «le decisioni che sono attese nel momento in cui sono necessarie». La Merkel ha invece richiamato la Grecia «a rispettare gli impegni. Saremo pronti a sostenere Atene, ma deve agire anche da sé».- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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