Cinque anni di carcere per le morti in fabbrica

A due anni e mezzo di distanza dall'incendio che aveva devastato la fabbrica di Paderno Dugnano causando quattro vittime, quel risarcimento era parso tardivo e insincero

«Le attenuanti non si comprano»: così in udienza il pubblico ministero Manuela Massenz aveva invitato il giudice a non tenere conto, al momento della sentenza, dei soldi (circa duecentomila euro) che il titolare della Eureco aveva distribuito poco prima alle vittime e ai loro familiari.

A due anni e mezzo di distanza dall'incendio che aveva devastato la fabbrica di Paderno Dugnano causando quattro vittime, quel risarcimento era parso tardivo e insincero. E il giudice Antonella Bertoja ha condiviso la strada indicata dal pm: l'imprenditore, Giovanni Merlino, è stato condannato a cinque anni di carcere per omicidio colposo plurimo, con il rifiuto delle attenuanti generiche.

Caso più unico che raro, tre settimane dopo la strage il titolare dell'azienda - specializzata nello smaltimento dei rifiuti - era finito in carcere: le indagini avevano portato alla luce una serie tale di violazioni delle norme di sicurezza tale da convincere il giudice che Merlino «è un imprenditore privo di scrupoli», «consapevole dei gravissimi rischi» cui esponeva i lavoratori.

Fu grazie a queste violazioni che il pomeriggio del 4 novembre 2010 un incendio trasformò il capannone in una trappola mortale per Sergio Scapolan, Salvatore Catalano, Harun Zequiri e Leonard Shepu, mentre altri tre operai

rimasero feriti. Nel corso del processo a Merlino sono state contestate anche le accuse di violazione delle norme di sicurezza, lesioni e incendio colposo, frode fiscale, nonchè stoccaggio e smaltimento illecito dei rifiuti.

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