Moschee, voti smentiti un bando in ritardo. E il "giallo" sui progetti

Palazzo Marino avanti solo su via Novara. Sui centri da sanare non risultano iniziative

Moschee, voti smentiti un bando in ritardo. E il "giallo" sui progetti

Un passo avanti, uno indietro e uno di lato, fra ritardi e ipocrisie. Come da 11 anni a questa parte, Palazzo Marino sulle moschee prosegue a singhiozzo.

Il bando atteso per febbraio non c'è ancora e su via Novara sta andando avanti una specie di gioco delle tre carte, che dietro il paravento di un'ambiguità linguistica nasconde la sostanziale violazione di una delibera di Consiglio. Sui vecchi centri da «sanare» poi, è giallo.

Il tema è delicato, a Milano come altrove, ma la sinistra è entrata in Comune oltre dieci anni fa convinta di risolverlo, e al suo terzo mandato amministrativo consecutivo non riesce a cavare un ragno dal buco. Da dieci anni i piani si susseguono: concepiti, varati e poi accantonati. E le divisioni della maggioranza - non meno di quelle interne al mondo musulmano - impediscono di rintracciare in Comune l filo di una possibile soluzione.

Un primo bando, ideato nell'era Pisapia-Majorino, fu ritirato praticamente come preludio dalla prima giunta Sala che un mese fa ha finalmente preannunciato il suo, dopo un lavorio tecnico reso necessario anche dalla legge «anti-moschee» della Regione. Come noto, le linee guida prevedono la concessione trentennale del diritto di superficie di un'immobile in via Esterle e di un'area in via Marignano. La base d'asta è piuttosto alta - e questo preoccupa alcuni, perché capitali ingenti significano «sponsor» ingombranti e spesso inquietanti. L'amministrazione l'ha presentato con enfasi esagerata («È uno dei tasselli del percorso del Comune per una città aperta, plurale e inclusiva» ha detto la vicesindaco Anna Scavuzzo) ma almeno ha avuto l'accortezza di far passare un ordine del giorno di Matteo Forte, approvato con un solo voto contrario e teso a inserire garanzie sulla qualità (e credibilità) degli interlocutori islamici. Ora il bando è in ritardo di un mese circa.

Ancora più controversa la questione di via Novara, area in cui come noto esisteva inizialmente la previsione di una moschea, inserita nel piano delle attrezzature religiose; una previsione che il Consiglio comunale aveva poi stralciato in virtù dell'ostruzionismo del centrodestra e per la gioia del Municipio 7, che ha più volte votato (in modo bipartisan) contro quella collocazione. Adesso la giunta vuol spostare lì «provvisoriamente», la preghiera di viale Jenner, che per 13 anni è stata «provvisoriamente» collocata al Palasharp, ora destinato alle Olimpiadi.

E intanto è giallo anche sulle quattro moschee che, per il Piano delle attrezzature religiose, dovrebbero essere sanate. Nelle schede allegate al Piano si parla esplicitamente di requisiti edilizi (parcheggi e servizi) da verificare «in sede progettuale», ma dopo anni al Comune non risulta presentato alcun progetto. Eppure in almeno uno dei centri si è visto un cartello di lavori in corso.

«Bisogna intendersi sui termini - riflette Forte - probabilmente non si tratta di un progetto ma di qualcos'altro, come ciò che sta per accadere in via Novara, qualcosa che formalmente rispetta il voto del Consiglio, perché non di luogo di culto si tratta ma di tensostruttura, eppure sostanzialmente lo disattende, perché lì andranno a pregare. E sul bando aspettiamo, aspettiamo di vedere com'è davvero».

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