"I bianchi devono tacere nei dibattiti sul razzismo". Bufera sulla vicesindaco di Parigi

La vicesindaco, esponente di sinistra, è stata criticata non solo dai suoi avversari politici, ma anche da membri della sua stessa area politica

"I bianchi devono tacere nei dibattiti sul razzismo". Bufera sulla vicesindaco di Parigi

È polemica in Francia per le dichiarazioni della vicesindaco di Parigi Audrey Pulvar, avendo lei dichiarato che gli individui bianchi non devono partecipare ai dibattiti sul razzismo e sulle discriminazioni. La 49enne Pulvar, esponente di sinistra e originaria della Martinica, è stata subito additata, a causa di questa sua affermazione, come una rappresentante della “cancel culture” americana. Tale filone di pensiero, sviluppatosi appunto nelle università statunitensi, promuove un radicale cambiamento della cultura e della società, da attuare mediante l’eliminazione di ogni riferimento storico, linguistico o istituzionale al colonialismo e al suprematismo bianco, legittimando però, di fatto, eccessi e forzature.

Nel dettaglio, la vicesindaco ha affermato di recente che gli individui bianchi dovrebbero “chiudere la bocca e assistere in silenzio” ai dibattiti aventi come tema le discriminazioni etniche, giustificando con le seguenti parole la sua presa di posizione: “Le persone che subiscono discriminazioni sentono, proprio per questo, la necessità di riunirsi solamente tra loro per potere discutere serenamente su tale argomento”.

Contro le parole anti-bianchi della Pulvar si sono immediatamente scagliati non solo gli avversari politici di quest’ultima, ma anche importanti intellettuali e accademici transalpini. Tali critiche evidenziano proprio il fatto che le dichiarazioni della vicesindaco sarebbero un chiaro esempio dell’infiltrazione in Francia della cancel culture americana, tendente a legittimare un “razzismo al contrario” e a esaltare il vittimismo delle minoranze e il politicamente corretto.

A contestare la 49enne esponente di sinistra, biasimandola per volere “erodere i valori francesi” importando nel Paese ideologie estremiste d’Oltreoceano, sono stati però anche dei pezzi da novanta della gauche, tra cui l’ex primo ministro socialista Manuel Valls. Quest’ultimo ha infatti bollato le recenti dichiarazioni della vicesindaco come un “tradimento” dei valori nazionali, per poi aggiungere: “Questa mentalità, sempre incline a giustificare le vittime, porta al disastro… Sarebbe quindi necessario essere ebrei per potere parlare di antisemitismo?”. Nel dibattito sulla “caccia al razzismo presente nelle istituzioni” era in precedenza intervenuto lo stesso presidente Emmanuel Macron, che, a ottobre, aveva tuonato contro quelle ideologie e scienze sociali “Made in Usa” che mettono a rischio l’unità nazionale.

La Pulvar, dopo l'esplosione della polemica, ha reagito assicurando di non volere affatto ridurre al silenzio la parte bianca della popolazione francese e affermando che alcune sue parole sarebbero state distorte e decontestualizzate.

Il tema delle discriminazioni etniche e del “retaggio colonialista” da cui sarebbe affetta la Francia è finito al centro di feroci discussioni in seguito alle manifestazioni svoltesi nel Paese quest’estate all’indomani dell’uccisione dell’afroamericano George Floyd.

Nei cortei in questione, diversi attivisti transalpini hanno denunciato le violenze perpetrate dalle autorità d’Oltralpe contro neri e immigrati, invocando una profonda “destrutturazione” della cultura attualmente dominante nell'Esagono.

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