Pasqua di paura per i copti. "Niente celebrazioni: siamo in lutto"

Dopo la strage nelle chiese di Tanta e Alessandria i cristiani "vestono il lutto"

Pasqua di paura per i copti. "Niente celebrazioni: siamo in lutto"

Due attacchi efferati, messi al segno contro i cristiani copti nel giorno della Domenica delle palme. Quarantacinque vittime, tra i fedeli nella città di Tanta, nel Delta egiziano, come di fronte alla cattedrale di Alessandria, dove un attentatore suicida è stato fermato mentre cercava di entrare alla Cattedrale di San Marco.

Il sangue è tornato a scorrere copioso in Egitto, dove ancora una volta la minoranza cristiana è stata presa di mira dall'estremismo, con due attentati rivendicati dal sedicente Stato islamico (Isis), che sono soltanto gli ultimi in una lunga di serie di circostanze in cui la Chiesa è finita nel mirino.

Attacchi pesanti, che potevano esserlo ancora di più, non fosse stato per l'eroismo di quei poliziotti che ad Alessandria hanno affrontato e fermato il kamikaze che voleva la strage. Attacchi per cui ora i copti vestono il lutto, in ragione dei quali la comunità ha annuncato che questa Pasqua non sarà di festa. Si celebrerà, certo, nelle chiese. Ma null'altro.

A Minya, nel sud del Paese, dove più alta è la presenza dei cristiani, non ci sarà "alcun tipo di festeggiamento", ha chiarito il vescovo Macario. Soltanto la tradizionale preghiera del sabato segnerà uno dei momenti liturgici più importanti dell'anno

Dopo il duplice attentato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha dichiarato uno stato d'emergenza che durerà per i prossimi tre mesi e la costituzione di un Consiglio supremo per combattere terrorismo e fanatismo.

Da tempo le condizioni in cui i copti, circa il 10% della popolazione, sono costretti a vivere, destano preoccupazione.

A febbraio in centinaia i cristiani hanno lasciato El Arish, città costiera nel Sinai, da tempo al centro di un'offensiva della costola locale dello Stato islamico.

Ancora oggi, dicono fonti locali alle agenzie, tre bambini sono morti nell'esplosione di un ordigno per cui nessuno si è assunto la responsabilità.

Il vescovo Angelo, guida della comunità locale, ha parlato chiaro: "Ci hanno detto di andarcene o morire".

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