Colpito il ponte tra la Russia e la Crimea: cosa rischia ora Mosca

La Crimea adesso è isolata e questo complica la rete logistica militare per i soldati impegnati nel sud dell'Ucraina. Intanto i cittadini temono la mancanza di cibo e di generi di prima necessità

Colpito il ponte tra la Russia e la Crimea: cosa rischia ora Mosca

Un colpo molto duro per Vladimir Putin e per la Russia. Senza dubbio vedere il ponte di Krech, in Crimea, in preda alle fiamme e con due campate cadute in acqua ha destato, al Cremlino soprattutto, non poca impressione. Per capire l'importanza del viadotto per Mosca, basti pensare che all'inaugurazione avvenuta nel maggio del 2018 è stato il presidente russo in persona a guidare il primo camion che ha percorso l'intera tratta tra Krasnodar a Kerch. Ma al di là delle impressioni e di quanto politicamente simboleggi il sabotaggio del viadotto, la Russia adesso deve fare i conti con problemi logistici di non poco conto. E questo vale sia a livello militare che civile.

Le conseguenze militari

Il viadotto sullo stretto di Kerch è stato concepito proprio per facilitare i collegamenti tra la Crimea e il continente russo. Questo vale per i civili, quanto per i militari. Sulla penisola, annessa nel 2014 da Mosca, servivano sempre più soldati per presidiare il territorio, consolidare le autorità russe e rifornire la vitale base navale sul Mar Nero di Sebastopoli.

Quando poi è scoppiata la guerra nello scorso febbraio, la Crimea è diventata una base essenziale per le operazioni militari russe. Da qui sono partiti gli uomini e i mezzi diretti verso Kherson e verso le regioni meridionali dell'Ucraina. L'occupazione degli oblast annessi poi a settembre dal Cremlino, senza il controllo della Crimea non sarebbe stata possibile.

E anche adesso la penisola è strategica a livello logistico. Kherson è sotto attacco, la controffensiva ucraina nei giorni scorsi si è spinta lungo il settore settentrionale dell'oblast e a breve potrebbe minacciare la città. In quell'area quindi occorrono sempre più rinforzi e sempre più nuovo materiale bellico.

Fino a ieri i rifornimenti potevano arrivare senza problemi via terra, con il trasferimento dal continente russo alle strade della Crimea di quanto necessario tramite il ponte di Kerch. Da oggi questo non è più possibile. E non si sa per quanto tempo. Le esplosioni non hanno distrutto i piloni, il danno sembrerebbe riparabile ma non certo in pochi giorni.

Quindi adesso i rifornimenti devono viaggiare via mare. Come nel periodo antecedente al 2018. Ma se in quel momento non c'erano operazioni militari nel sud dell'Ucraina, oggi invece si è nel pieno di una delle fasi più difficili della guerra. Il problema per Mosca è ben evidente: i mezzi destinati alle truppe presenti nelle regioni occupate dovranno impiegare più tempo per giungere a destinazione. Ci sarebbe la via terrestre di Mariupol, grazie alle zone occupate tra marzo e giugno dai soldati del Cremlino. Ma, oltre che a essere più lunga, appare anche più pericolosa e soggetta a sabotaggi da parte delle cellule pro Kiev attive sul territorio.

Code nei supermercati a nei distributori di benzina in Crimea

Il problema però è anche per i civili. Senza il ponte di Krech, di fatto la Crimea è isolata. Impensabile l'arrivo di cibo e merci da nord, visto che lì la penisola confina con Kherson e con i territori ucraini in guerra. Quindi gli abitanti della Crimea devono far affidamento unicamente ai trasporti via nave.

Al momento questo non costituisce di per sé un problema. Le autorità locali hanno reso noto che nei depositi di generi di prima necessità non manca nulla e ci sono scorte a sufficienza per affrontare le difficoltà generate dalla chiusura del viadotto. I problemi però sono di natura politica e psicologica.

La gente infatti adesso ha paura. Osservare le fiamme sullo stretto di Kerch ha dato ai cittadini la percezione di come oramai la guerra è arrivata definitivamente in Crimea. E quindi, a prescindere dalle rassicurazioni delle autorità, in tanti nelle scorse ore hanno preferito mettersi in fila nei supermercati e fare scorte di cibo.

Dai video trapelati dalle città della penisola, non sono emerse per adesso scene di panico. Le file sono ordinate, ma molto lunghe.

Un discorso che vale anche per i distributori di benzina. Si teme una possibile penuria di carburante, così come del resto era già successo nel 2014, quando Kiev ha chiuso i confini terrestri a nord come ritorsione per l'annessione russa.

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