Sanzioni, la Russia: via i detersivi occidentali

Divieto di vendita di saponi prodotti in Europa e Stati Uniti. Alcune ricerche di laboratorio ne avrebbero riscontrato pericolosità e bassa qualità

Sanzioni, la Russia: via i detersivi occidentali

Non si ferma la guerra economica e commerciale tra la Russia e l'Occidente. Come noto, in seguito alla decisione del luglio del 2014 dell'Unione Europea e degli Stati Uniti di colpire Mosca con le sanzioni, il Cremlino ha deciso di rispondere con l'embargo ai prodotti italiani. In principio fu il tempo delle merci alimentari, latticini e carni in testa. Ora, però, gli interventi della "Rospotrebnadzor", l'ente di supervisione russo preposto al controllo dei diritti dei consumatori, si stanno allargando. Oggi l'ente federale ha confermato il ritiro dal commercio di una serie di detersivi e detergenti prodotti in occidente.

Come spesso accade, il motivo ufficiale che la Russia porta a sostegno delle sue scelte non è l'embargo, ma ricerce scientifiche che confermerebbero la pericolosità o la scarsa qualità dei prodotti sanzionati. Era successo ai vini americani, ritirati dal commercio per l'elevato contenuto di pesticidi e ftalati, con una concentrazione ritenuta superiore alle norme stabilite. In quel caso ad essere colpiti furono il vino rosso secco "Merlot Geyser Peak", il vino bianco dolce "Crane Lake Moscato" e il bianco semi-secco "Gnarly Head Chardonnay".

Adesso è il momento dei detersivi. Secondo quanto riportato dai media russi, un mese fa Rospotrebnadzor ha diffuso una lettera ai suoi dipartimenti sul territorio, informandoli che le ricerche di laboratorio avevano rilevato l'insufficiente qualità di prodotti di aziende come Henkel, Colgate-Palmolive, Procter & Gamble, Werner & Mertz GmbH e Clorox Company. I prodotti che ora saranno ritirati dai supermercati perché "non conformi alle norme in termini di sicurezza" sono i saponi per piatti della Persil, l'ammorbidente Vernel Primavera e il sapone liquido Palmolive. Saponi più che diffusi e che sposteranno gli acquisti dei russi su prodotti locali. Infatti, circa il 75% del mercato dei detersivi e dei prodotti per la pulizia in Russia è occupato da compagnie straniere (Procter & Gamble vantava nel 2014 una quota del 31,7%, seguito da Henkel con il 20,9%). Tradotto in denaro, si parla di 103.7 miliardi di rubli, ovvero 1.3 miliardi di euro. Un giro d'affari enorme.

Seppur l'ente russo abbia assicurato che il blocco rientra in un controllo "di routine" e che non ha implicazioni politiche, è difficile immaginare che la decisione non rientri nella contrapposizione commerciale in atto tra Russia e Occidente. Qualche giorno fa, infatti, la procura generale ha annunciato l'apertura di un numero verde a cui i cittadini possono denunciare la presenza di merci sanzionate. Il 6 agosto, invece, il Cremlino ha deciso la distruzione di tutti i beni sottoposti all'embargo che entrano nel territorio della Federazione russa tramite il contrabbando.

Scelte che puntano ad una sorta di indipendenza russa dalla produzione occidentale.

Solo ieri, infatti, il ministro dell'Agricoltura Alexander Tkachev ha annunciato che in 7-10 anni Mosca riuscirà a raggiungere la "completa sostituzione delle importazioni di prodotti alimentari in Russia".

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