“È terribile”: così Ivanka ha convinto Trump ad intervenire

Secondo Eric Trump, fratello minore di Ivanka, sarebbe stata proprio lei ad aver incoraggiato il raid missilistico contro la base aerea di Shayrat: luci e ombre sulla first daughter d'America

“È terribile”: così Ivanka ha convinto Trump ad intervenire

“È terribile”. Sarebbero bastate due parole, sussurrate da una figlia all’orecchio di suo padre, a determinare l’inaspettata inversione di marcia del nuovo presidente Usa. Un’ipotesi suggestiva, che sembra trovare più di una conferma.

Sin da subito, prima ancora di ottenere un ufficio nella “West Wing” della Casa Bianca, infatti, Ivanka prometteva di controbilanciare la (bella) presenza neutra della nuova first lady d’America. Ed anche qualcosa in più.

Gli esordi

Così, mentre Melania annunciava che sarebbe rimasta al numero 721 della Fifth Avenue, lei aveva già fatto le valigie e messo in vendita il suo appartamento di New York per trasferirsi a Kolorama, uno dei quartieri più lussuosi di Washigton. Assieme a lei, ovviamente, si è mosso l’inseparabile marito Jared Kushner, l’uomo che oggi tutti indicano come il responsabile della presunta inversione di marcia del neopresidente.

Ma, se è vero quello che sospettano in molti, ovvero che dietro alle faide intestine alla White House e all’ipotesi di un rimpasto di governo – che dovrebbe portare al definitivo allontanamento dell’ex guru Stephen Bannon da Washington Dc – c’è il genero di Trump, non bisogna sottovalutare il ruolo di Ivanka che, assieme al rampollo della famiglia Kushner, presidia lo Studio Ovale. E, ancor più strategicamente, il cuore di suo padre che l’ha sempre voluta al suo fianco sin dal difficile esordio delle primarie.

Così la figlia prediletta entra ufficialmente nel “cerchio magico” di papà Donald a fine marzo, quando lui le assegna un ufficio nell’ala nobile della Casa Bianca, proprio accanto a quello della consigliera Dina Powell, l’ex Goldman Sachs egizio-americana membro del Consiglio di Sicurezza che, come sussurrano i bene informati, sarebbe a capo della fronda moderata antagonista a quella populista ed intransigente rappresentata da Stephen Bannon. La mission è chiara: “Ivanka sarà gli occhi e le orecchie” di Trump, dirà il suo avvocato e, di lì a poco, Bannon verrà inaspettatamente dimezzato.

La signora Kushner, sinora, non ha mancato un appuntamento ufficiale: da quello con Shinzo Abe, il primo ministro giapponese, a quello con il premier canadese Justin Trudeau, passando per la cancelliera tedesca Angela Merkel e arrivando a quello – fatidico – con il presidente cinese Xi Jinping che si è sovrapposto all’attacco americano in Siria.

Le rivelazioni di suo fratello

Secondo Eric Trump, fratello minore della first daughter, sarebbe stata proprio lei ad aver incoraggiato il raid missilistico contro la base aerea di Shayrat, in risposta al presunto attacco chimico di Idlib. “Ivanka è mamma di tre bambini e ha influenza sul presidente”, ha osservato Eric. “Sono sicuro – ha aggiunto – che gli abbia detto: è terribile. In momenti come questo mio padre agisce”. Anche Sean Spicer, il portavoce gaffeur della Casa Bianca, è intervenuto in merito al ruolo della first daughter: “Non c'è dubbio che Ivanka come altri” abbia “pesato” sulla decisione del presidente.

Ed Ivanka, non a caso, ha plaudito: “Sono orgogliosa di mio padre per aver rifiutato di accettare questi orrendi crimini contro l’umanità”, ha cinguettato la figlia di Trump dal suo account Twitter.

Il consenso della “linea Ivanka”

A pensarla come lei, secondo le ultime indagini, sarebbero il 50% degli americani. Dopo l’attacco, il neopresidente, ne esce rafforzato in seno allo stesso Congresso – che sinora lo aveva ostacolato in tema di Obamacare e Grande Muraglia – ma anche sul piano estero: sono con lui Netayahu (“messaggio Usa forte e chiaro, siamo con loro) e May (“risposta appropriata”), pieno sostegno arriva da Giappone, Arabia Saudita e Turchia. Secondo Merkel ed Hollande “il ripetuto utilizzo di armi chimiche [da parte di Assad] e i suoi crimini contro la propria popolazione reclamavano un sanzionamento”. Anche il “nostro” Gentiloni ed il premier australiano Malcon Turnbull hanno appoggiato l’intervento Usa.

Persino il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, rimarginata la differenza di vedute sui destini dell’Alleanza, dà ragione a Trump.

Ma allora, quella di Ivanka, è una reazione dettata solo dall’emotività di madre? Oppure, come sembrano confermare le reazioni sul piano nazionale ed internazionale, sarebbe lei la vera stratega di Washington?

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