Torino: quelli sequestrati dalla Digos sono ammazzasbirri

Nell’arsenale sequestrato dalla Digos di Torino sono presenti dei caricatori ad alta capacità, veri e propri ammazzasbirri

Torino: quelli sequestrati dalla Digos sono ammazzasbirri

Il missile sequestrato poche ore fa dalla Digos di Torino, non è di per sé un problema. Nell’arsenale sequestrato sono presenti anche dei caricatori ad alta capacità. Tali dispositivi sono dei veri e propri ammazzasbirri

L'arsenale di Torino: perchè il missile non è il vero problema

La prima domanda che dobbiamo farci è capire il sistema d'arma sequestrato dalla Digos di Torino. È un missile S-530F a medio raggio. Un sistema aria-aria a guida radar semi attiva, facilmente identificabile dalla superficie aerodinamica installata lungo il corpo del sistema d’arma. Controllando il flusso d'aria se ne migliorano le caratteristiche di volo. Come abbiamo già rilevato, è un missile aria-aria. Significa che necessità di un vettore specifico per essere trasportato e lanciato correttamente. Quindi, per utilizzare un missile del genere, è richiesto hardware e software specifico. Matra ha introdotto per la prima volta il Super 530F nel 1979, appositamente per il caccia intercettore Dassault Mirage F1.

Come potrebbe essere utilizzato quel missile?

I sistemi d’arma come i missili e le granate d’artiglieria rinvenuti integri nei teatri bellici, ad esempio, sono utilizzati dalle forze irregolari per realizzare degli ordigni esplosivi improvvisati da attivare in remoto. Tuttavia un singolo missile aria-aria come quello sequestrato a Torino, possiede una ridotta resa esplosiva conferita dalla testata aviotrasportata (che deve essere ovviamente leggera). Nel caso specifico, parliamo di una testata a frammentazione di una trentina di kg. Avrebbe quindi poco senso utilizzarlo come IED, considerando il valore di mercato della tecnologia al suo interno, circa mezzo milione di euro. Tuttavia l'ipotesi IED rimane remota anche per un dettaglio: il missile sequestrato dalla Digos di Torino è privo della testata.

Quindi cosa farne del Super 530F?

Se la pista IED appare remota (e non vi sono indicazioni in tal senso), una alternativa plausibile sarebbe quella di rivendere il missile nella sua interezza. Non per svolgere la sua funzione primaria, ma per estrarre la tecnologia al suo interno, come il suo radar di ricerca, da rivendere a terzi. Tuttavia parliamo sempre di un missile degli anni ’80, un’evoluzione dell’R530 a corto raggio degli anni sessanta, esportato in tutto il mondo in migliaia di esemplari. Non è chiaro quando Matra abbia materialmente prodotto l’S-530F sequestrato a Torino. Un’altra alternativa plausibile sarebbe quella di tentare di vendere il missile ai paesi che mantengono in linea delle piattaforme compatibili, ma che non hanno avuto accesso per svariati motivi alla tecnologia integrale del Super 530F. Tecnologia vecchia di quarant’anni (sostituita dall’attuale MICA), ma che potrebbe essere facilmente replicata per la produzione su larga scala in conflitti di bassa-media tecnologia. Il processo di acquisizione e reingegnerizzazione dei sistemi d’arma acquistati al mercato nero da parte di alcuni paesi, è noto da tempo.

Come potrebbe aver raggiunto l'Italia?

Questo lo scopriranno gli inquirenti, ma un missile come il Super 530 F è lungo 3,54 metri, un diametro di 263 mm ed un peso di 245 kg. Quindi, per essere trasportato, necessita di un mezzo in grado di essere compatibile con le sue specifiche: da un mezzo pesante su ruote ad un convoglio su rotaie, da un’imbarcazione ad un aereo. Diversamente da quanto si possa pensare, quel missile potrebbe essere stato un problema per il suo proprietario. Potrebbe anche essere in circolazione da anni alla ricerca di un acquirente. Per dimensioni e specifiche richiede un compratore particolare, non il classico criminale che cerca armi individuali al mercato nero. A parte la possibile euforia iniziale del possedere un missile, il problema è capire cosa farne. Il Super 530 F non è certamente appetibile come un Manpads.

Il vero problema dell'arsenale di Torino sono gli ammazzasbirri

Quello che preoccupa sono le armi rinvenute. Il questore di Torino De Matteis ha definito l'operazione “un sequestro con pochi precedenti per la qualità delle armi e il loro potenziale violento”. Dalle foto diffuse dalla Digos di Torino che abbiamo visionato, sono state sequestrate una vasta gamma di armi leggere europee, americane e dell'Europa dell'Est. Alcune moderne come gli AR-15, altre datate come lo Sten britannico e la Carabina M1. Sequestrate pistole, venti baionette, armi d'assalto semi-automatiche e fucili mitragliatori provenienti principalmente da Austria, Germania e Stati Uniti. Più di 800 i proiettili di vario calibro sequestrati. Visibili alcuni MPi 69 (simili agli Uzi), fucili a pompa, sistemi d'assalto bullpup con canne intercambiabili e diversi soppressori. Abbiamo inoltre identificato vari AK, alcuni AR-15/M16 della Colt's Manufacturing Company e G3A4 della Heckler & Koch. Numerose le pistole mitragliatrici Sa vz. 23, PM-63 RAK e vz. 61 Škorpion.

Un dettaglio mi ha incuriosito: la presenza di caricatori ad alta capacità sia per il 5,56 mm che per il calibro 12 mm, concepiti per garantire una elevata capacità di fuoco ed una maggiore permanenza nell’area operativa. Tipicamente associati ad armi d'assalto o mitragliatrici, tali dispositivi sono generalmente disponibili per qualsiasi arma semiautomatica a caricatore estraibile. Un caricatore ad alta capacità consente al tiratore di sparare ripetutamente senza dover ricaricare. Il tempo necessario per ricaricare può essere fondamentale per consentire alle vittime di fuggire ed alle forze dell'ordine di intervenire. I fucili d'assalto sono generalmente progettati per sparare colpi ad una velocità maggiore rispetto alle altre armi da fuoco. Quando combinati con caricatori ad alta capacità, consentono ad un tiratore di sparare più colpi in un breve periodo. Abbiamo già visto equipaggiamenti simili associati a corazze modulari in alcune delle più efferati stragi negli Stati Uniti ed in Nuova Zelanda.

Stranamente assente un qualche tipo di equipaggiamento balistico, necessario per una configurazione in stile Juggernaut per intenderci. Il peso del caricatori ad alta capacità, infatti, riduce la mobilità del tiratore. Quei caricatori ad alta capacità sono dei veri e propri ammazzasbirri.

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