
Provocatorio, fuori dagli schemi ma anche sensibile e schivo, Kurt Cobain è stato uno degli artisti più controversi della scena musicale degli anni '80 e '90. Insieme ai Nirvana, gruppo rock alternativo fondato nel 1987 con il bassista Krist Novoselic, Cobain raggiunse il successo con l'album "Nevermind". Il singolo "Smells Like Teen Spirit" divenne un inno generazionale, simbolo del movimento grunge che stava prendendo piede negli Stati Uniti. Voce, chitarra e anima del gruppo, Kurt Cobain ha vissuto la sua vita in bilico tra il successo e la depressione, segnato dalle dipendenze e da un malessere profondo, che si leggeva chiaramente nella sue canzoni. Ed è proprio grazie alla musica che Cobain ha saputo raccontarsi nel modo più vero. "La musica per me è quasi sacra. Canto quasi sempre dallo stomaco. Da dove mi fa male. Quello che c'è al cuore della tenerezza e della rabbia di una canzone viene consumata nel momento in cui la scrivo", raccontò l'artista al critico inglese Jon Savage anni prima di morire.
Gli ultimi mesi di vita e la morte
A causa del suo "mal di vivere" Kurt Cobain ha scelto di interrompere la sua esistenza a soli 27 anni entrando a fare parte del famigerato "Club dei 27". Il 5 aprile 1994 il cantante si sparò un colpo di arma da fuoco alla testa mentre si trovava solo nella sua villa sulle rive del lago Washington. Il suo corpo privo di vita fu ritrovato da un elettricista tre giorni dopo il suicidio insieme a una lettera di addio. Gli esami tossicologici eseguiti sulla sua salma rivelarono che Cobain aveva assunto massicce dosi di eroina prima di togliersi la vita. Un mese prima di uccidersi Kurt era stato in Italia, ospite della trasmissione di Serena Dandini "Tunnel" e una volta rientrato negli States dopo il tour europeo si era deciso a intraprendere un percorso di disintossicazione a Los Angeles. Ma pochi giorni dopo il suo ingresso all'Exodus Medical Center aveva rinunciato a curarsi.
La lettera-testamento
L'8 aprile 1994 non fu trovato solo il suo corpo senza vita ma anche una lettera di addio indirizzata ai familiari e ai fan. Una missiva scritta all'amico immaginario Boddah, nella quale Kurt inserì anche una citazione al singolo "Hey Hey, My My (Into the Black)", e dove l'artista svelò i motivi del suo gesto estremo: "Io non provo più emozioni nell'ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio, quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, che adorava la folla e ne traeva energia e io l'ho sempre invidiato per questo. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100% [...] Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante e nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni. Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente".
La mostra "Kurt Cobain Unplugged"
A trentuno anni dalla sua morte il Royal College of Music Museum di Londra vuole ricordarlo con una mostra unica, che sarà inaugurata il 3 giugno e rimarrà aperta al pubblico fino al 18 novembre. Un tributo a Cobain ma anche ai Nirvana nel loro momento di massimo splendore: la performance per MTV Unplugged. Negli spazi della mostra saranno esposti la chitarra Martin D-18E, che Kurt suonò durante la leggendaria performance Unplugged dei Nirvana del 1993, e che venne acquistata nel 2020 dall'imprenditore australiano Peter Freedman alla cifra record di sei milioni di dollari.
Esposti alla mostra ci saranno anche gli indumenti, come il cardigan verde, che l'artista indossò durante lo show di MTV. Oggetti e ricordi per celebrare l'eredità lasciata dai Nirvana e da Cobain nei mesi precedenti alla sua morte.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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