
Con una mossa destinata a far discutere, Donald Trump rilancia la sua crociata contro la globalizzazione: l’ex presidente annuncia nuovi dazi doganali, dichiarando di voler “porre fine a decenni di abusi” che, a suo dire, avrebbero messo in ginocchio l’economia statunitense. Le nuove tariffe, tuttavia, non partiranno da domani, bensì entreranno in vigore dal 5 e 9 aprile.
Arrivano i dazi, una "Dichiarazione di Indipendenza economica"
"È il giorno della liberazione”, aveva scritto a caratteri cubitali sulla sua piattaforma Truth Social: Nel Giardino delle Rose, la scena è accuratamente orchestrata: l’intero staff presidenziale schierato, e tra il pubblico, operai dell’acciaio e dell’automotive – settori già colpiti in passato da tariffe al 25%. Una platea scelta con cura per celebrare il ritorno a un protezionismo muscolare. "Abbiamo aspettato tanto tempo...il giorno in cui renderemo l'America di nuovo ricca!". Si tratta di una "Dichiarazione di Indipendenza economica", tuona Trump, strizzando l'occhio ai documenti sacri americani.
Il presidente ha iniziato sciorinando una serie di dati sull'economia americana e le tariffe che gli altri Paesi applicano agli Stati Uniti, prima di condividere il palco con un operaio. Poi, gli annunci specifici: Trump ha annunciato dazi al 25% sull'import di auto straniere, in vigore da domani 3 aprile. "Tra poco firmerò un ordine esecutivo storico, per tariffe reciproche ai Paesi in tutto il mondo" ha detto Trump, spiegando: "Reciproco significa che loro fanno questo a noi e noi lo facciamo a loro". Questo, definendolo più volte "il giorno della liberazione", "è uno dei giorni più importanti, nella mia opinione, della storia americana". E l'avvertimento: "Se ci saranno ritorsioni contro i dazi gli Stati Uniti risponderanno alzando le tariffe", riferiscono due funzionari della Casa Bianca in una telefonata con un ristretto gruppo di giornalisti. Non solo, ma la Casa Bianca ha deciso di dichiarare l'emergenza nazionale sul commercio.

I dazi Paese per Paese e la reazione delle borse
Poi, reggendo un grosso tabellone, Trump ha iniziato a elencare i principali partner commerciali americani, sottolinenando la percentuale dei dazi sibìta e quella inflitta a partire da oggi. Da domani, dunque, dazi reciproci per tutti i Paesi, "più alti per chi ci ha trattati male", ironizza Trump: il 20%, infatti, è stato destinato all'Unione Europea. Si tratta di circa la metà del 39% che, secondo il presidente, l'Europa impone ai prodotti made in Usa. Lo stesso schema del 50% della reciprocità è stato annunciato per altri Paesi. Guardando alle altre nazioni: dazi del 10% al Regno Unito, 34% per la Cina, 24% per il Giappone, 46% per il Vietnam, 32% per Taiwan, 10% per Brasile. Trump ha rivendicato un comportamento "più equo" degli Stati Uniti sui dazi e chiarisce che le tariffe appena annunciate "non sono pienamente reciproche". Altri Paesi, ha ricordato, hanno trattato "male" gli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti faranno pagare agli altri "circa la metà". "Quindi, le tariffe non saranno completamente reciproche. Avrei potuto farlo, sì, ma sarebbe stato difficile per molti Paesi - sostiene Trump - Non volevamo farlo".
Immediata la reazione delle borse: in difficoltà il dollaro. Ora, l'euro è in rialzo dello 0,49% a 1,0846 dollari. Future in sofferenza nell'after-hours. Quelli sul Dow Jones cedono l'1%, il 2% sullo S&P 500, il 3,3% sul Nasdaq. In grossa difficoltà i titoli delle aziende che dipendono dalle importazioni: Nike, per esempio, perde il 6%, General Motors il 3%.
Un vecchio progetto trumpiano
L'ossessione per le politiche sui dazi, risalgono al suo primo mandato alla Casa Bianca, quando Trump ha iniziato a cercare di rimodellare il sistema commerciale globale. Alla base di questo obiettivo c'è la sua visione che le politiche commerciali di altri Paesi, insieme a trattati come il North American Free Trade Agreement del 1992 e l'accordo Stati Uniti-Messico-Canada del 2020, danneggiano i produttori e i lavoratori americani.
I funzionari dell'amministrazione Trump affermano che i dazi stimoleranno le aziende nazionali e straniere a espandersi negli Stati Uniti, porteranno a scambi commerciali più equilibrati con gli alleati economici, ridurranno il deficit commerciale degli Stati Uniti con gli altri Paesi e genereranno entrate federali che potranno essere utilizzate per altre priorità.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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