La mossa di Putin è una provocazione. Escalation lontana

Sono decenni che i russi usano tattiche aggressive contro velivoli Nato senza che si inneschi alcun conflitto

La mossa di Putin è una provocazione. Escalation lontana

Il fantasma dell`escalation verso un conflitto gigantesco e fuori controllo, magari con l`impiego degli arsenali nucleari. È sempre questo l`incubo che viene risvegliato, da un anno a questa parte, quando russi e americani compiono un passo in più verso quello che sembra uno scontro diretto. Ogni volta ci si domanda: si era mai arrivati a questo punto? E fino a dove potremo ancora arrivare senza che quell`incubo si avveri?

Gli ultimi avvenimenti possono indurre al pessimismo. Un drone americano abbattuto su acque internazionali, esercitazioni aeree russe nell`enxlave di Kaliningrad incastonata tra Paesi Nato come Polonia e Lituania, caccia britannici e tedeschi che si levano nei cieli dell`Estonia - a un passo da San Pietroburgo - per scortare fuori dallo spazio aereo di quella Repubblica baltica un velivolo militare russo che vi era penetrato «dimenticandosi» di segnalarlo. Tutti eventi tipici di una fase di alta tensione tra le due potenze rivali. Ma la domanda che bisogna porsi è: per quale motivo Mosca compie adesso azioni così provocatorie?

Le intimidazioni intendono ribadire non solo che la Russia è lontanissima dalla ricerca della pace o anche solo del dialogo con l`Occidente, ma in particolare che quel Mar Nero su cui si affacciano ben sei Paesi (di cui tre della Nato: Turchia, Bulgaria e Romania) farebbe parte di una sua area d`influenza. Ma se questa provocazione non sortisce effetti sulla Casa Bianca - che ha reagito chiarendo che il Mar Nero non è «cosa dei russi» - essa serve semmai a condizionare le opinioni pubbliche occidentali. Quelle che temono un conflitto in realtà del tutto improbabile, e che potrebbero essere indotte da questa paura a scegliere alle elezioni leader politici meno disposti a «cercare guai» sostenendo l`Ucraina aggredita da Mosca. Obiettivo privilegiato è l`elettorato americano, che tra venti mesi sarà chiamato a scegliere un successore a Joe Biden: il sogno di Putin è un ritorno di Donald Trump, il più affidabile altoparlante della propaganda russa in America, che propone ai suoi simpatizzanti la fine immediata della guerra (di fatto abbandonando gli ucraini e noi europei al proprio destino) e la falsa garanzia che grazie al disimpegno americano una terza guerra mondiale non ci sarà.

Ma tornando alla domanda iniziale, cosa può succedere adesso? Premesso che l`escalation l`ha già lanciata Putin invadendo l`Ucraina, ben poco di nuovo, probabilmente. Sono decenni - come ricorda tra gli altri l`Istituto per lo Studio della Guerra americano - che i russi usano tattiche aggressive contro velivoli Nato senza che si inneschi alcun conflitto.

Inoltre, Biden ripete fino alla noia di non volere un conflitto diretto con Mosca. E gli stessi russi ringhiano contro la Nato, ma non la mordono mai, dimostrando di voler evitare una guerra che non potrebbero vincere: a modo loro, sono comunque attori razionali.

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