Agca e la pista armena che dal Libano porta a Scalfaro

Richiesta di un libro choc

Agca e la pista armena che dal Libano porta a Scalfaro
00:00 00:00

Chi c'era davvero dietro Alì Agca? Da settimane in Vaticano (ma non solo) si parla di Il Papa deve morire di Ezio Gavazzeni per Paper First, la casa editrice del Fatto, basato su quasi 500 documenti desecretati che racconterebbero una storia molto diversa dietro i tre colpi di pistola sparati contro Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 che porta al temibile esercito segreto di liberazione dell'Armenia Asala, con cui Agca sarebbe venuto in contatto attraverso il suo mentore (e trafficante di armi) Teslim Töre. Terroristi con cui il nostro governo avrebbe trattato per salvare il Vaticano che, d'accordo con gli Usa, dal 1975 al 1983 avrebbe esfiltrato Oltreoceano fino a 200mila dissidenti attraverso una quindicina di piccole pensioni a Roma. Il nome in codice dell'operazione era Safe Haven (rifugio sicuro), lo Stato negoziò un accordo a Beirut, con la mediazione del numero due Olp Abu Hol attraverso un uomo del Sismi in Libano, con la regia (e la firma finale) dell'allora ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro. L'obiettivo dell'Asala era rivendicare le terre armene usurpate dai turchi durante il genocidio del 1915 e ricostruire la grande Armenia, per questo temeva l'emorragia della classe media dall'Urss armeno in favore degli Usa. Legata ai palestinesi di George Habash, l'Asala ha rivendicato oltre 250 attentati e 24 morti in Europa.

Agca si sarebbe addestrato nei loro campi e sarebbe transitato da Belgrado con un passaporto falso giordano, chiedendo alla nostra ambasciata un visto: Farnesina e questura di Roma lo avevano collegato con Habash e il Mossad, di cui sarebbe stato pedina. Eppure di queste vicende nella ricostruzione giudiziaria e processuale non c'è traccia. Perché?

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica