Ma Alfano «non vede evidenza di flussi enormi» via Albania

Francesco De PaloUn corridoio ormai sigillato (quello balcanico). E uno che, a giorni, potrebbe drammaticamente aprirsi (quello albanese e quindi pugliese) anche se il ministro Alfano minimizza. La «mano euro-ottomana» sul rubinetto migranti sta decidendo in queste ore il destino non solo dei 41mila rifugiati presenti in Grecia, ma anche di altri 500mila il cui futuro è in bilico tra isole greche e Turchia, con Ankara che detta ancora le condizioni.Mentre nell'Egeo orientale si continua a morire, con cinque migranti annegati a Lesbo tra cui un neonato di sei mesi, i ministri dell'Interno Ue si riuniscono per tracciare il perimetro successivo al traballante accordo raggiunto con Erdogan, che il ministro slovacco Kalinak ha definito una «partnership commerciale». In vista del vertice europeo del 17 e 18 marzo gli aspetti da mettere in ordine sono parecchi, tra numeri che non tornano e quella guardia frontaliera europea che dovrebbe garantire l'impermeabilità dei confini. Lo dimostrano le parole del ministro degli Affari Europei di Ankara Bozkir: l'accordo prevede che «il numero di migranti che saranno rimandati alla Turchia non è di milioni» ma al massimo di «decine di migliaia», e Ankara inizierà a riprendere i rifugiati solo quando quelli già sul territorio europeo saranno stati ricollocati nei vari Paesi. Il tutto mentre «Vienna non farà passi indietro» annuncia l'austriaco Mikl-Leitner, anche se il problema più grosso «è che i profughi hanno ancora speranze e aspettative, che vengono continuamente alimentate». È la ragione per cui Atene invita i 12mila rifugiati presenti a Idomeni a lasciare il campo di fango ormai al collasso, ma con il rischio che vadano ad ingrossare la rotta albanese. Quella stessa strada che, nonostante gli allarmi multilivello diffusi, è derubricata dal Ministro dell'Interno Alfano. «Fino a questo momento non abbiamo evidenza di questo flusso enorme - dice -. Siamo abituati a fare le previsioni ma anche ad osservare la realtà. La logica ci suggerisce che con la chiusura della rotta balcanica si potrebbe aprire una rotta. Questo però ce lo fa dire la logica, ma oggi non i fatti». Un modo arzigogolato per non prevenire uno scenario che è invece altamente probabile, come conferma il suo omologo spagnolo Diaz, che prevede un flusso in partenza dalle coste occidentali di Algeria e Marocco o anche di Mauritania e Senegal, che toccherebbe quindi di nuovo Lampedusa. Contrariata la cancelliera Merkel, secondo cui la chiusura della rotta balcanica «non risolve i problemi» che però sono iniziati proprio con la sua proposta di porte aperte a tutti. Nel frattempo il «muro» dei Balcani con il lucchetto in Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia non ferma il flusso in arrivo in Grecia: ieri mattina altri 800 sono sbarcati al Pireo, aggiungendosi ai tremila già sulle banchine, provocando l'allarme del commissario all'immigrazione Avramopulos («La crisi umanitaria in Grecia rischia di tramutarsi in disastro umanitario») per cui fissa l'asticella dei ricollocamenti a seimila richiedenti asilo al mese da Grecia e Italia.

E anche se il ministro degli esteri Gentiloni da Malta tenta di spargere camomilla («stiamo lavorando con le autorità greche e albanesi per prevenire lo sviluppo di traffici da parte di organizzazioni criminali») giusto a 25 anni dallo sbarco a Bari della nave Vlora, in Salento già si trema per i riverberi sul turismo, così come accaduto nelle isole greche del Dodecaneso con il crollo verticale delle prenotazioni.twitter@FDepalo

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