Pioggia di veleni e tranelli sui candidati moderati

Sono scene già viste e riviste, eppure, chissà perché ci stupiscono ancora

Pioggia di veleni e tranelli sui candidati moderati

Sono scene già viste e riviste, eppure, chissà perché ci stupiscono ancora. È almeno un ventennio, dalle inchieste fuffa su Berlusconi in avanti, che la sinistra, in prossimità delle elezioni, siano esse Politiche, Europee o Amministrative, cerca di tendere trappole al proprio avversario di turno con l'aiuto dei loro giudici compiacenti o dei giornalisti amici.

E queste elezioni non hanno fatto eccezione. Anche stavolta, la melma riversata contro il centrodestra, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia è stata notevole, attraverso imboscate giudiziarie e agguati mediatici. Magistrati e giornalisti negli ultimi mesi hanno frugato nella spazzatura in cerca del colpo grosso per azzoppare i partiti del centrodestra. Questa volta però il bottino è stato magro e c'è stato più fumo che arrosto. Dalla gogna per Morisi al video sul meloniano Fidanza, è il solito metodo di Pd e grillini per sgambettare gli avversari.

Nel dicembre scorso la corsa a sindaco di Paolo Damilano, candidato del centrodestra a Torino, è iniziata con un trittico di atti vandalici contro le sue proprietà. Un raid nei suoi vigneti di Barolo dove gestisce la cantina di famiglia e uno nei due storici locali torinesi che ha rilevato, il pastificio Defilippis e il bar Zucca. Una scia di veleni intorno alla sua scelta di correre come sindaco. E qualche sera fa è stata vandalizzata pure la sede di «Torino Bellissima», la lista che lo sostiene, con scritte del tipo «capitalista di merda» e «no Tav, no delocalizzazioni, no green pass», con il simbolo della falce e martello.

A giugno la candidatura di Enrico Michetti come sindaco del centrodestra a Roma era partita da poco meno di 12 ore e per l'avvocato erano già iniziati i problemi. Anzi per meglio dire era già partita la macchina del fango della sinistra. Puntuali come un orologio arrivarono le indiscrezioni della procura, anticipate dal sito di Repubblica, su indagini che riguardavano il candidato scelto dalla Meloni. Aleggiarono indiscrezioni di una doppia inchiesta di Anac e Corte dei Conti su un pacchetto di affidamenti ottenuto dalla Gazzetta Amministrativa srl del candidato sindaco tra il 2008 e il 2014, quando alla Regione c'era Renata Polverini. Curioso però che questo assalto giudiziario sia arrivato subito dopo l'annuncio della coalizione del centrodestra.

In luglio scoppia il caso «pistola» per il candidato sindaco del centrodestra a Milano Luca Bernardo, voluto da Salvini, accusato di girare armato non solo per la città ma anche sul luogo di lavoro, l'ospedale Fatebenefratelli-Sacco, dove ricopre il ruolo di direttore del dipartimento di pediatria. «Scandalo» sollevato dal medico e consigliere regionale di +Europa Michele Usuelli. Bernardo disse di aver ottenuto anni prima un porto d'armi per difesa personale dopo aver subito minacce. Ma niente, la macchina del fango non si è riguardata nemmeno di questo.

Quindici giorni fa a Napoli, Catello Maresca, candidato sindaco per il centrodestra, perde quattro liste in suo sostegno perché, a detta dell'ufficio elettorale del Comune, non sarebbero state consegnate in tempo e con la documentazione richiesta. Da lì un susseguirsi di denunce, ricorsi, sentenze che hanno portato il Consiglio di Stato ad escludere definitivamente quelle liste. Nomi di peso e un serbatoio di voti che avrebbe potuto fare la differenza.

Il resto è storia di questi giorni. Prima il piatto con contorno di droga e sesso dell'ex braccio destro di Salvini, Luca Morisi, che col passare delle ore appare sempre più come una panzana costruita a tavolino per trasformare un discutibile fatto privato in uno scandalo politico. Infine, la polpetta avvelenata confezionata dal sito Fanpage, via Corrado Formigli su La7, contro Carlo Fidanza, plenipotenziario di Fratelli d'Italia a Milano.

Per tre anni un «giornalista» con microfono nascosto si è finto sostenitore di quel partito istigando Fidanza a commettere illeciti finanziari, senza neppure riuscirci. Delle sue 100 ore di video rimangono solo 10 minuti, con frasi irrilevanti ed un mirabolante saluto romano.

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