Un asterisco tra le parole uomo e donna

Un asterisco tra le parole uomo e donna

N o, gli asterischi qui accanto non sono un refuso. Anzi, sono la nuova stella dei talebani dei diritti civili, che si infiltrano anche nel dizionario e vorrebbero sovvertire pure la grammatica. Si chiama «asterisco di genere». E non è un’invenzione di oggi, esiste da anni. Ma, grazie ai social, è sempre più diffuso. Si sa, nell’elaborare maiuscole scemenze gli intellettuali radical sono dei pionieri. L’asterisco al posto della vocale finale servirebbe - secondo la Treccani -, a evitare l’uso del maschile indifferenziato. Il «maschile indifferenziato», pericolosissimo nemico delle donne. Roba da telefono rosa. Eppure è questa l’ultima ossessione di chi ci vuole fluidi, senza sesso, senza genere: con la scusa del diverso distruggono le identità. Quindi, brutti maschilisti, non dovete più dire: «Cari ragazzi, studiate di più»; ma invece: «Car* ragazz*, studiate di più». Non sia mai che le ragazze si offendano. Il primo cittadino sarebbe meglio chiamarlo sindac*, guai a farne trapelare il sesso. Anche se non ha né senso né suono e dunque non lo si può nemmeno leggere. Magari ci costringeranno a scrivere così anche i giornali e i nostri nomi.

Tra duecento anni, quando studieranno le epiche gesta di Luig* Di Maio, non capiranno mai se sia stato un uomo o una donna: Luigi o Luigia? Una bella ca**ata. E scusate gli asterischi.

di Francesc* Mari* Del Vig*

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