
Non si dice ma si sa. Anche se si cerca di far finta di nulla. Lo spauracchio della guerra è ormai un pensiero ricorrente nell'Europa di oggi e allora meglio prepararsi. In tutti i modi possibili. Per esempio come hanno fatto due grosse società italiane che all'interno di un contratto di acquisizione hanno inserito una clausola che consente il recesso in caso di esplosione di un conflitto che coinvolga anche l'Italia. Il retroscena è stato svelato in «Capitalismo di guerra», il libro scritto a quattro mani dal giurista Alberto Saravalle e dall'economista Carlo Stagnaro. Due grandi società, non necessariamente nel campo della Difesa, che decidono di cautelarsi perché si spera che non succeda ma mai come adesso potrebbe succedere. Si tratta del primo caso della storia recente, «anche solo parlarne tre anni fa sarebbe stata una perdita di tempo, non ci avrebbe creduto nessuno», spiega Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni. «Ma da oggi in poi niente sarà come prima. Un conflitto non è necessariamente probabile ma perlomeno è possibile». Ed è meglio prepararsi.
A livello europeo di riarmo, visto il disimpegno promesso dagli Stati Uniti e la crescente minaccia della Russia. A livello economico si cerca di proteggersi in ogni modo perché «una guerra che abbia reso un Paese più ricco devono ancora inventarla - ammonisce Stagnaro - Oltre alla distruzione di capitale umano ci sarebbe anche una distrazione di capitale per orientare la produzione su prodotti funzionali alle esigenze della guerra». E il nostro Paese, dal punto di vista tecnico, farebbe molta fatica a gestire un conflitto diretto. «Dal punto di vista economico siamo un Paese fragile e qualsiasi peggioramento come un conflitto avrebbe impatti gravi. Ma lo stesso vale per l'Europa, in un'economica complessa come quella attuale tutto ciò che danneggia le interconnessioni strutturate negli anni produce un impoverimento generalizzato». A festeggiare in caso di conflitto su larga scala sarebbero in pochissimi: «Se tutti hanno paura della bomba atomica chi produce pastiglie di iodio farà una fortuna...».
Meglio tenersi alla larga dalla guerra vera e propria ma al tempo stesso non farsi trovare impreparati. In questo senso, la strategia della gestione di un eventuale conflitto è simile a quella da adottare per i dazi annunciati dall'Amministrazione americana. «Vale esattamente lo stesso discorso - spiega Stagnaro - Rispondere ai dazi con altri dazi è rischioso, la ripicca non serve e rischia di essere controproducente. In questo senso trovo giusta la strategia della prudenza della premier Meloni.
Senza sminuire l'effetto dei dazi che preoccupano e che comunque saranno un boomerang per gli Usa, bisogna cercare di convincere Trump a cambiare strategia e nel contempo cercare di compensarne gli effetti senza farsi troppo male aprendosi anche a mercati nuovi». Creando, di fatto, una clausola anche per l'Italia. In caso di guerra, meglio che non salti il banco. Meglio prepararsi e coprirsi le spalle.
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