Cortocircuito tra Usa e Cina. Tracollano le Borse europee

Bruciati 1.241 miliardi in due giorni, ma è Milano la peggiore (-6,5%). Crollano le banche. Gli analisti scommettono su tre tagli ai tassi Bce

Cortocircuito tra Usa e Cina. Tracollano le Borse europee
00:00 00:00

Il secondo giorno dopo è stato di gran lunga peggiore del primo. Gli effetti dei dazi reciproci imposti da Donald Trump hanno scatenato nelle Borse un'ondata di vendite su scala globale. Stavolta, però, è l'Europa a patire di più, bruciando altri 819 miliardi, per un totale di 1.241 miliardi in due giorni. Per Milano si è trattato di un calo (-6,5%) a tratti anche peggiore di quello che si verificò l'11 settembre 2001 dopo il drammatico attacco alle Torri Gemelle. Un profondo rosso peggiore di quello di altri listini europei, visto che Parigi ha lasciato sul terreno solo il 4,2% e Francoforte il 4,6%.

Il rischio recessione in aumento e l'escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina hanno pesato di più sull'Italia, che oltre a essere un forte esportatore ha anche un paniere principale (il Ftse Mib) fortemente esposto ai titoli bancari, che guarda caso sono stati quelli più colpiti con in testa Banca Mps (-12,2%), Unicredit (-9,5%), Banco Bpm (-8%) e Intesa Sanpaolo (-7,3%). Un'ecatombe alimentata dall'attesa di un taglio dei tassi d'interesse della Banca centrale europea, con il mercato che ora giudica pressoché certa un'altra sforbiciata al costo del denaro nelle riunioni di aprile e giugno, con una probabilità crescente di vederne una terza entro fine anno (vale a dire un atterraggio dei tassi a 1,75%). Il motivo alla base è sempre la previsione di una recessione (Deutsche Bank stima un impatto dei dazi sulla crescita tra lo 0,4 e lo 0,8%) su larga scala, fattore che inciderebbe sui profitti delle banche al pari di tassi d'interesse più bassi. Del resto, la stessa banca centrale guidata da Christine Lagarde ha parlato di «grosso motivo di preoccupazione» per «l'impatto sull'export diretto e indiretto dei nuovi dazi».

Non sono solo i titoli legati al credito a essere andati a picco, comunque, visto che tra i peggiori del listino italiano figurano anche Azimut (-12,6%), Leonardo (-12,4%) e Nexi (-11,4%). Si è salvata dal panic selling solo Diasorin (+1,6%).

Volgendo lo sguardo Oltreoceano, se l'Europa piange, l'America di certo non ride. Nonostante dati sul lavoro migliori del previsto (con 228mila posti di lavoro creati e un tasso di disoccupazione al 4,2%) la seduta a Wall Street è peggiorata con un calo del 4,3% (alle ore 20 italiane) dell'S&P 500 (il paniere principale della Borsa Usa), giù anche il Nasdaq (-5%) che accoglie i più importanti titoli tecnologici del mondo. Alla base ci sono state le parole poco rassicuranti del numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, che ieri a un evento in Virginia non ha nascosto la sua preoccupazione per l'ondata di dazi sulle merci importante negli Stati Uniti: «Ci troviamo di fronte a una prospettiva altamente incerta con rischi elevati sia di disoccupazione più elevata che di inflazione più elevata», ha affermato. E poi: «l'impatto economico dei dazi sarà più ampio del previsto». Nemmeno uno strapuntino di speranza è stato concesso anche sul fronte dei tagli al costo del denaro, che pure potrebbe in parte controbilanciare il rallentamento economico (seppur con il rischio di un ritorno inflattivo): «È troppo presto per dire quale sia la politica monetaria appropriata». Troppe incertezze sono un male per i mercati, che non sapendo cosa aspettarsi si innervosiscono. Ne consegue che il cosiddetto Vix, ovvero l'indice della paura dei mercati, nel corso della giornata di ieri è arrivato ai massimi da agosto. Certo non possono essere felici i 500 più ricchi al mondo che, secondo Bloomberg, hanno perso quasi 500 miliardi di dollari, per l'esattezza 485 in due giorni con il crollo di Wall Street. È la cifra più alta mai registrata in due sedute.

Tira appena il fiato l'oro, che cala del 2% a 3.060 dollari l'oncia. Continua il calo del petrolio che a New York sprofonda di oltre il 7% sotto i 62 dollari al barile.

Il forte scivolone delle principali piazze azionarie premia il reddito fisso e in particolare il Bund decennale tedesco, con l'effetto di far allargare lo spread con i Btp decennali italiani a 119 punti. Infine, nella giornata di ieri il cambio tra euro e dollaro è arrivato ad attestarsi intorno a 1,09 dollari per avere un euro.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica