Covid, la polizia a casa di Bolsonaro. "Pass falsi e fake news contro i vaccini"

L'ex presidente accusato di aver contraffatto il proprio certificato e di aver guidato un "gabinetto dell'odio" per screditare i sieri

Covid, la polizia a casa di Bolsonaro. "Pass falsi e fake news contro i vaccini"

Mattinata col botto ieri in Brasile, quando all'alba il giudice della Corte Suprema nonché presidente del Tribunale Supremo Elettorale, Alexandre de Moraes, ha mandato la polizia federale a casa dell'ex presidente Jair Bolsonaro, a Brasilia. Sequestrate la sua pistola - «ne ho bisogno, è per uso personale dopo che Lula mi ha tolto la scorta e l'auto blindata», ha protestato con gli agenti che gliela hanno restituita dopo un'ora - ma soprattutto il suo cellulare. Perquisita da cima a fondo la sua casa, all'interno di una palazzina sprovvista di misure di sicurezza. Fotografati dai poliziotti anche i certificati vaccinali dell'ex presidente e dell'ex first lady Michelle Bolsonaro nell'ambito dell'operazione «Venire»», che sembra preludere a un futuro e sempre più possibile arresto dell'ex presidente. De Moraes ha dato mandato alla polizia federale di eseguire anche l'arresto nei confronti del tenente colonnello Mauro Cid, già assistente personale di Bolsonaro e del sergente Luís Marcos dos Reis, un suo stretto collaboratore. In carcere da ieri sono finiti anche due ex guardie del corpo di Bolsonaro, il maggiore in pensione dell'esercito Ailton Gonçalves Moraes Barros e il poliziotto militare Max Guilherme. L'elenco degli arrestati si completa con il segretario di governo della città di Duque de Caxias, João Carlos de Sousa Brecha.

La «Venire» indaga su un'associazione a delinquere accusata del reato di «inserimento nei sistemi del ministero della Salute di falsi dati vaccinali» contro il Covid-19. «L'indagine indica che l'obiettivo del gruppo sarebbe quello di mantenere coeso l'elemento identitario rispetto ai propri orientamenti ideologici, in questo caso sostenere il discorso finalizzato agli attacchi alla vaccinazione contro il covid-19», ha scritto sul suo sito ufficiale la polizia in una nota scritta. «Le azioni si svolgono nell'ambito dell'indagine sull'operato delle cosiddette milizie digitali, nei procedimenti dinanzi al Supremo Tribunale Federale», ha aggiunto la polizia.

In tutto ieri sono stati 16 i mandati di perquisizione e sei quelli di arresto nell'ambito dell'indagine sulle cosiddette «milizie digitali» e delle «fake news», un'interminabile inchiesta dai risvolti politici esplosivi che dura da oltre due anni e che, guidata dallo stesso Moraes, indaga su un fantomatico «gabinetto dell'odio» che sarebbe stato comandato dallo stesso Bolsonaro. E mentre Lula augurava ironicamente su Twitter «una buona giornata» e persino l'Embratur, l'agenzia brasiliana incaricata di promuovere il turismo nel paese del samba, lo ha definito criminale anche se poi ha cancellato il post, l'ex presidente ha negato di aver falsificato il certificato vaccinale. «Ho sempre detto che non avevo fatto il vaccino, soprattutto dopo aver letto il foglietto illustrativo della Pfizer. Michelle ha fatto quello Janssen e si è sentita male.

L'anno scorso ha avuto una nuova crisi e il medico ha detto che era colpa del vaccino», ha spiegato ieri Bolsonaro, in lacrime parlando della moglie e della figlia, entrambe tirate in ballo nell'indagine. Poi ha chiarito che, in quanto capo di Stato, nei suoi viaggi in Italia e negli Stati Uniti, non gli era stato richiesto di vaccinarsi.

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