Dall'Olanda alla Spagna, il riarmo divide gli esecutivi

Nei Paesi Bassi tre partiti di governo contro il Piano Ue, spaccata anche Madrid

Dall'Olanda alla Spagna, il riarmo divide gli esecutivi
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Il piano di riarmo dell'Ue divide la politica europea non solo tra i partiti di maggioranza e opposizione ma anche all'interno dei vari governi nazionali. La diversa posizione della Lega e di Forza Italia sul tema non è un unicum ma sono numerose le nazioni in cui si discute animatamente se appoggiare o meno il progetto di Bruxelles sulla difesa. D'altro canto è fisiologico che ci si divida su un argomento così complesso in un momento delicato per il futuro dell'Europa. Se in Germania il parlamento ha approvato a larga maggioranza la riforma costituzionale che consente di fare debito investendo centinaia di miliardi di euro in spese militari e infrastrutture con il voto di tutti i partiti della grosse koalition, le cose sono andate diversamente in Olanda.

Nei Paesi Bassi infatti il parlamento ha votato contro il piano di Ursula Von der Leyen nonostante il primo ministro Dick Schoof avesse promesso il suo sostegno alla Commissione Ue e si fosse dichiarato favorevole al riarmo. Con 73 voti contro 71, il parlamento ha esortato il primo ministro a opporsi a ReArm Eu e la mozione che blocca la partecipazione al programma ha ricevuto il sostegno di tre dei quattro partiti di governo: il PVV di Geert Wilders, il partito degli agricoltori BBB e il partito di centro-destra NSC con solo i liberali del VVD ad aver votato a favore.

Nello specifico la mozione è stata presentata dal leader della formazione JA21 Joost Eerdmans sostenendo che «i Paesi Bassi sono fondamentalmente contrari ai prestiti europei congiunti e che la spesa per la difesa deve rimanere una risorsa nazionale». Anche il governo spagnolo di centrosinistra guidato da Pedro Sánchez si è spaccato. Il Partito Socialista del premier si è detto favorevole al riarmo europeo ma l'alleato di governo, la coalizione della sinistra Sumar, ha al suo interno posizioni scettiche.

In particolare Izquierda Unida si è detto contrario al riarmo così come Podemos (pur essendo fuori da Sumar). Contrari anche i partiti esterni alla coalizione di governo spagnola ma che appoggiano il governo Sánchez come il BNG della Galizia (che ha al suo interno posizioni anti Nato) ed ERC, partito indipendentista catalano.

A onor del vero sono numerose le sfumature del sostegno al piano europeo come in Repubblica Ceca dove il governo di centrodestra ha posizioni europeiste e pro Ucraina ma il partito di governo ODS è contrario a una maggiore integrazione con l'Unione europea pur sostenendo il piano di riarmo.

Mentre nell'Europa centrale (a eccezione dell'Ungheria e della Slovacchia) l'opinione pubblica e i partiti sono in prevalenza favorevoli all'aumento della spesa militare e al piano europeo, così come nei paesi baltici e scandinavi, in Europa occidentale la situazione è diversa a cominciare dalla Francia.

Se infatti il governo Macron è tra i principali sostenitori di un aumento degli investimenti nella difesa, sia Mélenchon sia la Le Pen non nascondono le loro critiche. Mélenchon parla di «disastro ecologico irreversibile» mentre la linea del Rassemblement National è analoga a quella della Lega in Italia e degli altri partiti del gruppo dei patrioti.

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