Disdette e fiale assenti, il piano non decolla. "In settimana previste 200mila dosi al giorno"

Nonostante l'entusiasmo l'immunità di gregge è lontana. Si aspetta aprile

Disdette e fiale assenti, il piano non decolla. "In settimana previste 200mila dosi al giorno"

La campagna vaccinale non riesce a decollare. E il traguardo del mezzo milione di somministrazioni al giorno indicato dal commissario straordinario all'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, appare purtroppo ancora un miraggio lontanissimo. È lo stesso Figliuolo a confermare che per questa settimana non si riuscirà ad andare oltre le 200mila dosi di vaccino al giorno, una media già raggiunta la settimana precedente alla sospensione di AstraZeneca. Con lo stop alla profilassi anglosvedese l'Italia è scesa a 175mila dosi al giorno. Media che ora il commissario straordinario conta di alzare a 200mila tenendo conto delle dosi a disposizione e dell'aumento dei punti di somministrazione. Una media comunque bassissima in relazione all'obiettivo primario di vaccinare tutta la popolazione entro l'estate.

Il piano vaccinale non ingrana per carenza di dosi, di personale, di organizzazione e di coordinamento. Ed ogni volta che si affronta uno di questi aspetti un altro va in tilt. Il Lazio garantisce che in una settimana si recupereranno le 25mila vaccinazioni perse per la sospensione di Astrazeneca. E ieri soltanto al presidio George Eastman del Policlinico Umberto I sono state eseguite 582 somministrazioni ad over 80 e pazienti fragili oncoematologici. Ma ieri a Napoli su 840 convocati si sono presentati soltanto in 339: meno della metà.

Fino ad ora a livello nazionale soltanto 2.467.351 persone hanno ricevuto il richiamo. E dal 1° gennaio la media delle somministrazioni è meno di 100mila al giorno, proseguendo così ci vorranno due anni.

Ieri a ribadire l'impegno del governo sul fronte della profilassi per la popolazione è intervenuto il ministro della Salute, Roberto Speranza. «Le farmacie italiane che a breve potranno vaccinare sono molto importanti per la grande forza di capillarità - assicura Speranza - Useremo le farmacie quando avremo un numero di dosi significative», spiega il ministro che ha confermato la mobilitazione di «medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specializzandi e odontoiatri». Per le ultime due categorie gli accordi si stanno definendo mentre per gli infermieri si sta mettendo a punto una norma che consenta loro di somministrare i vaccini fuori dall'orario di lavoro. L'esercito mobilitato per la campagna vaccinale è composto da 164.800 medici: 42mila medici di famiglia; 38mila specializzandi; 7mila pediatri di libera scelta; 14.800 specialisti ambulatoriali; 63mila odontoiatri. Sono oltre 270mila gli infermieri del servizio sanitario nazionale messi in campo. Ai punti di somministrazione già esistenti si aggiungeranno 19mila farmacie.

Al momento però non ci sono le auspicate 500mila dosi da somministrare al giorno che dovrebbero essere disponibili con l'arrivo di Johnson & Johnson nella seconda metà di aprile. Se si rispettasse il ritmo di mezzo milione al giorno per 4 mesi effettivamente alla fine di agosto avremmo la copertura di tutta la popolazione. Se.

Rispetto alla possibilità di eseguire le vaccinazioni in farmacia poi la questione non è in realtà ancora risolta.

La Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, chiede di «garantire sempre e comunque la sicurezza del cittadino: il medico sia presente in ogni sede vaccinale, comprese le farmacie e le parafarmacie». Il coinvolgimento delle farmacie per i medici deve riguardare soltanto la fase emergenziale e prevedere sempre la presenza del medico.

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