Conte e M5s ora sfidano Salvini: "Basta propaganda sui rimpatri"

È di nuovo scontro tra Di Maio e Salvini sul decreto sicurezza: "Per i rimpatri non ci sono i soldi". E i grillini lasciano campo libero al leader leghista: "Non lo aiuteremo a fare la vittima"

Conte e M5s ora sfidano Salvini: "Basta propaganda sui rimpatri"

Sono i rimpatri il tallone d’Achille di Matteo Salvini. Ed è su questo, mentre si avvicina il banco di prova delle elezioni europee, che il Movimento 5 Stelle passa di nuovo all’attacco, per provare a dare il colpo di grazia alla Lega, già in crisi di consensi dopo l’affaire Siri.

È sul decreto sicurezza bis, che potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri la prossima settimana, che si consuma lo scontro. Di Maio incalza l’alleato di governo e il premier Giuseppe Conte rimane alla finestra. Quasi a ricordare al leader leghista che il problema non sono tanto i “bastian contrario” grillini, ma i soldi che non ci sono. Per i rimpatri, così come per la flat tax. “Salvini è in difficoltà proprio su questo”, ha detto il ministro del Lavoro, citato da La Stampa. “Un conto è bloccare i porti – punzecchia – altro rimandare a casa migliaia di persone”.

“Vuole alzare solo un gran polverone, nella speranza di farsi dire di no e poi accusare noi o Conte dell'impossibilità di fare le cose”, aveva tagliato corto. “Io faccio il ministro e lavoro per la sicurezza”, aveva replicato stizzito il ministro dell’Interno, attaccando gli alleati: “Qualcuno dei 5 stelle ha detto non serve, non è urgente, secondo me riportare ordine e sicurezza in questo paese è urgente”. “Non accetto i no, punto – ha aggiunto Salvini – perché l'Italia ha bisogno di cose da fare, non da bloccare”. “L'unica cosa che voglio bloccare sono i barconi”, ha ribadito.

Giuseppe Conte, pur essendo in disaccordo con alcune delle norme proposte nel nuovo decreto, secondo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano di Torino, si mostra accondiscendente con Salvini, perché sa bene che le promesse del leader leghista si scontrano con una realtà fatta di soldi che non ci sono, fondi che non sono stati ancora stanziati e accordi bilaterali con i Paesi africani che ancora non sono stati conclusi. Anche per la flat tax non ci sarebbero le coperture. “Non lo aiuteremo certamente noi a fare la vittima”, è la frase che riassume, quindi, la strategia grillina.

Così si spiegherebbe, infatti, il silenzio del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, su quel passaggio del decreto che dirotterebbe sul Viminale la facoltà di decidere sul transito e la sosta delle imbarcazioni nelle acque territoriali italiane. Poi c’è la questione della costituzionalità di alcune parti del provvedimento, come quella che prevede di multare le Ong per ogni persona tratta in salvo dalle acque del Mare Nostrum, sollevata da alcuni esponenti del M5S e dalle "toghe di sinistra".

Commenti al vetriolo sono arrivati, infatti, dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, dal leader della Cgil, Maurizio Landini e da Magistratura Democratica, che ha definito il decreto “pericoloso”, oltre che contrario ai dettami costituzionali.

Salvini però tira dritto e punta tutto sul voto del 26 maggio. “Sarà un referendum”, dice. E il dl sicurezza bis sembra destinato a diventare il cavallo di battaglia di queste ultime settimane di campagna elettorale.

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