"Dottore, ho sbagliato" Le voci dei No Vax finiti in rianimazione

Gli ultrà anti-cura sono tra i pochi pazienti ricoverati in questi giorni. La testimonianza: "Pensavo fosse una follia da gregge, se tornassi indietro sceglierei di proteggermi"

"Dottore, ho sbagliato" Le voci dei No Vax finiti in rianimazione

«Dottore, la prego mi aiuti. Lo so, ho fatto una cavolata». Quando la fame d'aria ti assale, non c'è ideologia che tenga, c'è solo l'istinto di sopravvivenza. Lo sanno bene i no vax ricoverati in questi giorni. Pentiti di non essersi vaccinati per tempo, hanno gli occhi spaventati e imploranti di chi non riesce a respirare. Qualcuno di loro, prima di essere isolato sotto i C-Pap, ha perfino chiesto scusa al medico.

Giovanni, poco più di 40 anni, ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano, era fermamente convinto che la pandemia fosse un'esagerazione e che i vaccini fossero una follia «da gregge» manovrato dalla mala informazione. Dopo giornate attaccato al respiratore e ore scandite solo dal rumore delle spie dei macchinari, ora ha cambiato idea.

«Ci sono capitati più casi di persone contrarie al vaccino che si sono ricredute nel momento del bisogno - spiega Massimo Puoti, direttore di Malattie infettive al Niguarda - Ma c'è anche stato un paziente che ha insistito in tutti i modi per avere cure alternative, che ovviamente in ospedale non somministriamo. È ancora intubato in terapia intensiva e speriamo se la cavi».

I pochi ricoverati di questi giorni sono per lo più no vax (non tutti militanti sui social), ma anche, come segnala Puoti, famiglie di immigrati «che non sono in grado di accedere alle cure preventive perchè non hanno gli strumenti culturali e linguistici. Usano come unico strumento di cura il Pronto soccorso. Ci è capitato più di una volta di ricoverare una famiglia intera. Anche loro fanno parte di quel 20% di persone che si ammalano ora».

Lo stesso fenomeno del «dottore, se tornassi indietro mi vaccinerei» c'è in quasi tutti i reparti, dove gli anti vaccinisti si trovano a fianco del letto di chi è stato colpito dal virus tra una dose di vaccino e l'altra. All'ospedale di circolo di Varese, il direttore del dipartimento di Medicina Interna Francesco Dentali, racconta: «I pazienti non vaccinati e ricoverati da noi capiscono da soli di aver commesso un errore e si pentono per non essersi protetti prima». Alcuni si rendono conto che la loro ideologia ha messo a rischio la vita della famiglia, dei figli, dei nonni. Altri restano convinti, fino al foglio di dimissione, di essersi ammalati di un altro tipo di polmonite, che nulla ha a che fare con il Covid. I medici non stanno a convincerli. Li curano e basta.

Il timore è che nei prossimi mesi saranno quasi esclusivamente i non vaccinisti l'obbiettivo dello stesso virus che negano, come nel più surreale degli scenari. La variante delta colpisce infatti dove trova terreno e al momento i bersagli sono i giovani non ancora vaccinati e quella fetta di popolazione (15%) che si rifiuta di farsi iniettare il vaccino. Nella maggior parte dei casi, vista l'età, le conseguenze non sono gravi. Ma, come testimoniano i primari dei reparti, i casi gravi ci sono ancora. Nulla di paragonabile ai numeri di qualche settimana fa ma ci sono.

«I no-vax nel Nord-Est del Paese sono il 18%, nelle altre Regioni siamo al 10-12%» aveva stimato il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo in occasione della manifestazione no vax a Roma di maggio.

Sui social, Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, non si stanca di ripetere l'importanza della vaccinazione. E lo fa nonostante abbia ricevuto da popolo no vax accuse pesanti, tra cui, per citarne solo una delle ultime, quella di fare da spalla a «un nazismo sanitario pericoloso e assassino». Il virologo si lascia scivolare addosso insulti a raffica - ormai ci ha fatto il callo - e spiega: «Questa malattia non è uno scherzo. Chi non si vaccina ha un'altissima probabilità di ammalarsi. Questa volta rifiutare il vaccino sulla base di una superstizione porta a un rischio molto grosso».

«Cari amici che non amate i vaccini spiega il medico social fate bene per voi a vaccinarvi, non solo per la comunità. Io sono vaccinato e se incontro uno che non si è vaccinato mi dispiace per lui, ma non mi ammalo. Mi dispiace però per chi ha magari una leucemia, ha risposto peggio al vaccino e può essere contagiato da un antivaccinista. Io sono convinto che la storia dei prossimi mesi convincerà molti a vaccinarsi».

Che non vuole essere una gufata ma una proiezione di chi il virus lo ha studiato in laboratorio e di chi sa che la guerra non è ancora finita. E sarebbe davvero grottesco se gli unici a fare da veicolo al Covid e a tenere viva la pandemia fossero proprio quelli che lo hanno negato.

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