
Isole semi disabitate dalle parti dell'Antartide, con più pinguini che anime, atolli sperduti nell'Oceano Indiano, territori dai nomi oscuri di cui si fa fatica a rintracciare le coordinate sugli atlanti. C'è di tutto nell'elenco delle nazioni colpite dai dazi di Donald Trump, anche se rimane difficile pensare a questi Paesi come temibili partner commerciali degli Stati Uniti. Nelle tabelle distribuite dalla Casa Bianca nel «Liberation Day» compaiono realtà geografiche delle quali i più ignoravano l'esistenza.
È il caso delle isole antartiche di Heard e McDonald, territorio australiano nell'Oceano Indiano meridionale, colpite da dazi del 10%. Il livello base. Ma ci sono anche l'isola di Norfolk, a nord-est di Sidney, o quella norvegese di Jan Maden. Terre ricoperte di ghiaccio e rocce, di fatto deserte, con poca o nessuna attività economica. Norfolk, in particolare, con meno di 2.200 abitanti censiti, è stata colpita da una tariffa del 29% (per la Madrepatria australiana il dazio è appena del 10%), che la mette di fatto nella lista dei 'worst offenders', le nazioni che nella retorica trumpiana hanno più «depredato» l'America, al pari di giganti economici come Cina, India, Unione europea, Giappone. Tariffe, sebbene solo al 10%, anche sull'isola di Diego Garcia, che fa parte del British Indian Ocean Territory, che ospita una base militare congiunta Usa-Gran Bretagna. A quanto pare, gli Stati Uniti avrebbero un deficit commerciale anche con i circa 4mila abitanti dell'isola, perlopiù pescatori. Ma se Diego Garcia ha almeno il «vantaggio» di una tariffa del 10%, al pari del Regno Unito, graziato rispetto agli altri Paesi europei in attesa che finalmente si concretizzi il trattato di libero scambio con gli Usa, una delle promesse (finora) non mantenute della Brexit, sfugge il motivo per cui La Reunion, territorio francese d'oltremare nell'Oceano Indiano (circa 882mila abitanti), sia stato punito con dazi doganali del 37%. Ben 17 punti percentuali in più della Madrepatria francese, tassata al 20% come gli altri Stati Ue.
E se la logica è quella di non risparmiare nessuno - anche l'Ucraina dovrà pagare il 10% - sfugge l'esenzione dai dazi di Paesi «avversari» come Russia, Bielorussia, Corea del Nord e Cuba. «Sono già sottoposti a pesanti sanzioni e gli scambi inesistenti», ha spiegato la Casa Bianca. Dopo l'iniziale disorientamento, ha invece trovato risposta il mistero del criterio adottato dall'Amministrazione Trump per calcolare la «reciprocità» dei dazi con i partner commerciali, seppure al 50% del presunto valore.
Lo ha spiegato il Commercio Usa: la formula prende il deficit degli Stati Uniti con ciascun Paese e lo divide per il valore delle importazioni. Il quoziente, moltiplicato per cento, viene poi diviso per due. È così che nazioni come Vietnam e Cambogia si sono ritrovate con tariffe rispettivamente del 46% e 49%.
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