La fuga dei profughi passa dai set del cinema

Prima sui luoghi di Mediterraneo, ora su quelli di 300. E il dramma diventa film

La fuga dei profughi passa dai set del cinema

Molòn lavè. Ieri lo urlavano i Trecento spartani di Leonida al milione di persiani che volevano invadere Grecia ed Occidente. Oggi lo implorano 500 afghani che, abbandonati gli autobus proprio nella piana delle Termopili, si incamminano per i 450 chilometri che li separano dal confine con la Fyrom, mentre la crisi dei rifugiati ha vissuto ieri una giornata campale.Un'altra suggestione cinematografica suggerita dal dramma degli immigrati, diventato in Grecia un enorme bubbone già scoppiato che l'Ue fatica a gestire. Dopo l'isola di Kastellorizo, teatro del film Mediterraneo di Gabriele Salvatores, trasformata in questi giorni in ricovero per 900 immigrati, la location di 300, celebre pellicola del 2007 diretta da Zack Snyder con il supporto di Frank Mille, che ha raccontato l'epica impresa di Leonida, diventa palcoscenico per un'icona straordinariamente drammatica. Quel fazzoletto di terra dove si consumò un grande atto di eroismo nel 480 a.c. è oggi l'inizio di un sentiero pedonale per 500 dei 20mila profughi bloccati in Grecia in 58 punti del paese, e non si contano quelli che si sono diradati nei pressi del comune di Lamia o che si nascondono lì in clandestinità. Sono sbarcati nel porto del Pireo, in questi giorni trasformato in un enorme hotspot a cielo aperto, provenienti dalle isole del Dodecaneso, con la speranza di attraversare il confine con Fyrom e proseguire per la Germania. Ma il blocco imposto da diversi Stati dei Balcani dopo la decisione di Vienna di limitare gli ingressi dei migranti diretti verso il Nord Europa, glielo impedisce. Di fatto un imbuto che ha causato anche forti frizioni tra Vienna ed Atene, con quest'ultima che ha richiamato il proprio ambasciatore, Chrysoula Aleiferi al fine di «preservare le relazioni amichevoli tra i popoli e gli Stati di Grecia ed Austria». I 500 hanno attraversato la piana nell'incredulità di residenti e passanti tenendo in mano bandierine greche in un luogo simbolo della storia non solo ellenica, proprio a un tiro di schioppo dall'antico muro focese che Leonida recuperò per fermare Serse. E vicino al mausoleo eretto per ricordare il possente Re di Sparta, in prossimità del quale turisti e semplici cittadini si fermano un momento per omaggiare quel sacrificio. Un luogo magico, che il film di Snyder ha riportato in auge. Ma quelle braccia e quelle gambe forse non ricordano i fatti narrati da Erodoto ne Le Storie e puntano in fila indiana verso nord, sulla dorsale che dalle Termopili giunge ai Monasteri delle Meteore, mentre nelle stesse ore altri mille profughi hanno sfondato la recinzione del campo di Diavata e si sono messi in marcia verso Idomeni. Nella capitale greca intanto è caos, con accampamenti di migranti impossibilitati a raggiungere la frontiera con Fyrom. Per la seconda notte sono rimasti in alcune tende in piazza Vittoria, e alcuni di loro sono stati avvicinati dai trafficanti che per 3000 euro li farebbero passare dalla frontiera albanese per raggiungere la Germania clandestinamente. Due afghani hanno anche tentato il suicidio impiccandosi ad un albero con sciarpe e lenzuola, ma sono stati fermati dai volontari delle ong.

Erodoto scrive che alle Termopili, proprio un attimo prima che la battaglia deflagrasse, un soldato spartano, Dienece, ai disertori che avevano dichiarato che i persiani erano così numerosi da oscurare il sole con le loro frecce, rispose: «Bene, allora combatteremo nell'ombra». La stessa ombra che, come una mannaia, oggi si sta fiondando su Unione ed Europa.twitter@FDepalo

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