"Presidente...". E cala il gelo su Conte in tv

Gaffe in diretta tv per il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, che rivolgendosi a Conte lo chiama "Presidente Di Maio": ecco cosa è successo

"Presidente...". E cala il gelo su Conte in tv

Gaffe in diretta durante la trasmissione "Otto e mezzo" su La7 condotta da Lilli Gruber: il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, intervistato sull'attuale situazione politica e sullo scontro che si sta consumando all'interno del Movimento 5 Stelle, "confonde" con un lapsus freudiano Conte con Di Maio.

"Il presidente Di Maio..."

Appena iniziato il collegamento, con il leader del M5S Giuseppe Conte ospite in studio, Giannini inizia il discorso dicendo che "la rappresentazione alla quale abbiamo assistito fino adesso, anche questa sera, in questa discussione con il presidente Di Maio...": subito interviene la voce di un ospite in studio, alla quale si sovrappone quella della Gruber, che provano a fermare Giannini dicendogli "il presidente Conte". La conduttrice sottolinea subito il lapsus e subito dopo interviene Conte che, anch'esso divertito, dice "Giannini sono Conte". A quel punto, le telecamere si soffermano sui due: alla destra dello schermo c'è Conte con un ghigno, alla sinistra Giannini che si ravvede e, ripreso da tutti, si ferma dicendo "Cosa ho detto io?", "Hai detto Di Maio". A quel punto, il direttore accortosi della gaffe ripete per due volte "vi chiedo perdono, chiedo perdono" e il siparietto si chiude.

Cosa succede nel Movimento ( e a Conte)

Che quella di Giannini sia stata una "profezia" lo scopriremo solo vivendo. Oggi, intanto, come abbiamo scritto sul Giornale.it, il duro colpo ricevuto dopo la sentenza del tribunale di Napoli, tramite la quale in sostanza viene invalidato l'esito delle votazioni con cui era stato scelto quale presidente del Movimento CinqueStelle, sembra non aver sortito alcun effetto su Giuseppe Conte, quantomeno a parole. Intervistato da alcuni giornalisti che gli chiedevano di commentare tale ordinanza, infatti, l'ex premier si è detto certo della bontà dell'esito di dette votazioni. Non sembra palesarsi all'orizzonte, quindi, nessuna intenzione di abbandonare la poltrona recentemente conquistata. "La mia leadership nel M5S si basa sulla profonda condivisione di principi e valori", ha ribattutto Giuseppi ai cronisti. "È il legame politico, prima che giuridico, quindi non dipende dalle carte bollate", aggiunge ancora. "E lo dico consapevole di essere anche un avvocato", aggiunge.

Beppe Grillo, in occasione del voto per l'elezione del collegio direttivo del Movimento CinqueStelle, aveva in un certo senso preannunciato quanto nelle ultime ore determinato dal tribunale di Napoli. Quelle parole adesso stanno facendo nuovamente il giro delle chat dei parlamentari pentastellati: Grillo insisteva allora sulla necessità di votare il prima possibile, utilizzando ancora una volta la piattaforma Rousseau, mentre Vito Crimi riteneva al contrario che il sistema informatico gestito dalla Casaleggio associati non fosse legittimato a far pronunciare gli attivisti.

"Sarebbe proprio il votare su una piattaforma diversa che esporrebbe il movimento, e te in prima persona, ad azioni anche risarcitorie da parte di tutti gli iscritti", ribatteva infatti Grillo. "Come ti ho sempre detto prima di poter votare su un'altra piattaforma è, infatti, necessario modificare lo statuto con una votazione su Rousseau".

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