La "generazione Atreju" vuole scalare Fratelli d'Italia

Nel partito della Meloni si fanno strada i trentenni e i quarantenni. Il dibattito su liberalismo e sovranismo

La "generazione Atreju" vuole scalare Fratelli d'Italia

La sfilata dei leader, il confronto con politici delle più diverse provenienze, l'affluenza record di militanti, simpatizzanti e curiosi. Giorgia Meloni, chiusa la Festa di Atreju, si prepara ad affrontare la ripresa autunnale da una posizione di forza, nella consapevolezza di poter giocare una partita importante, consolidando la propria popolarità e andando a insidiare i consensi non solo di Forza Italia, ma anche della Lega, ancora sotto botta dopo il clamoroso epilogo del governo.

L'obiettivo per Fratelli d'Italia è incassare il dividendo della coerenza facendo passare con forza il messaggio che Fratelli d'Italia è sempre rimasta fedele al mandato elettorale, senza cedere alle sirene governative e senza dare il via libera a maggioranze diverse da quella di centrodestra. È chiaro che il dubbio sul posizionamento ricorre spesso nei ragionamenti interni e ci si chiede se aprirsi alle istanze più liberali possa essere un'opzione oppure ci si debba limitare a presidiare il perimetro sovranista. Fratelli d'Italia ha iniziato da tempo un lavoro di accreditamento presso le associazioni di categoria e c'è chi scommette che stia facendo breccia in ambienti un tempo diffidenti o estranei. Un ragionamento che fa il paio anche con la necessità di crescere nel Nord Italia andando a fare concorrenza allo strapotere della Lega nelle regioni più produttive.

L'altro elemento riguarda la gestione delle varie anime del partito. Fratelli d'Italia è certamente un partito che può contare su una unità interna superiore alla media, complice la leadership riconosciuta della Meloni, la sua capacità di fare da cerniera tra le diverse componenti, il riconoscimento da parte di tutti di aver saputo rischiare, l'assenza di un vero competitor. Inoltre Fratelli d'Italia dopo una lunga traversata nel deserto e il mancato raggiungimento della soglia alle Europee del 2014 può contare sul vantaggio di essere un partito in crescita, in cui gli spazi si allargano piuttosto che restringersi. Inoltre paradossalmente il non essere andati a votare ha sgombrato il campo da un dolce problema: la scelta dei ministri.

Nella dinamica interna del partito esiste, però, sicuramente una questione generazionale. I trentenni, ma soprattutto i quarantenni hanno organizzato la grande kermesse dell'Isola Tiberina e si stanno sempre più prendendo la scena. È la cosiddetta a generazione Atreju, ragazzi ed ex ragazzi cresciuti in Azione Giovani di cui fa parte la stessa Giorgia Meloni, ma anche Giovanni Donzelli, Carlo Fidanza, Federico Mollicone, Andrea Del Mastro Delle Vedove, Augusta Montaruli, Francesco Lollobrigida (uno dei nomi che iniziano a circolare per il Campidoglio o per la Regione Lazio), Marcello Gemmato, Mauro Rotelli, Salvo Pogliese e Galeazzo Bignami, gli ultimi due rientrati nella casa della destra italiana da pochi mesi o poche settimane.

Resiste, però, anche la vecchia guardia degli ex An, con Ignazio La Russa e Fabio Rampelli, ma anche dirigenti di esperienza e lunga militanza come Francesco Storace, Daniela Santanchè, Adolfo Urso, Edmondo Cirielli, Fabrizio Ghera e Andrea Augello o Isabella Rauti, una lunga storia nella destra italiana e dal 2014 in Fratelli d'Italia. Ci sono infine le new entries esterne alla tradizione della destra come l'altro fondatore Guido Crosetto, Raffaele Fitto chiamato a dialogare con il Sud e con le realtà di centro, Elisabetta Gardini e il neo eletto eurodeputato Piero Fiocchi.

Nella tradizione di Alleanza Nazionale il correntismo, fin quando c'è stata la capacità di mettere da parte le differenze nel nome dell'interesse comune, è stato anche un fattore di crescita, ai tempi in cui Destra Protagonista di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa si confrontava con la Destra Sociale di Gianni Alemanno e Francesco Storace o con Nuova Alleanza di Altero Matteoli, Domenico Nania e Adolfo Urso. Oggi le differenze restano sopite, al massimo ci si sofferma sul rapporto eternamente dialettico e ultimamente conflittuale tra la stessa Giorgia Meloni e il capo dei «gabbiani», Fabio Rampelli.

Ma è chiaro che fisiologicamente Fratelli d'Italia nel suo percorso dovrà affrontare la questione della cabina di regia. Una transizione anagrafica resa probabilmente meno spigolosa dall'imprevisto del Conte Bis, ma certo ben presente nella mente della generazione Atreju.

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