Giallo in Bielorussia: morto il ministro scomodo Kiev: "È avvelenamento"

Makei guidava gli Esteri. "Fine improvvisa". Domani avrebbe incontrato il russo Lavrov

Giallo in Bielorussia: morto il ministro scomodo Kiev: "È avvelenamento"

Un presidente da assassinare e un ministro forse avvelenato. I connotati per una spy-story ci sono tutti. Il regista di questi colpi di mano, degni di un romanzo di Le Carré, è Vladimir Putin, che per ribaltare le sorti di una guerra che non sta procedendo secondo le sue previsioni, vorrebbe coinvolgere a tutti i costi la Bielorussia. Lo scrive il centro studi americano Robert Lansing Institute, citando fonti dei vertici militari di Mosca. Il leader del Cremlino intende trascinare Minsk nel conflitto tramite un attentato al presidente Lukashenko, e avrebbe affidato l'incarico dell'operazione al Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlenie (Gru), il servizio segreto militare.

Due gli scenari possibili: un falso tentativo di uccidere Lukashenko, con l'obiettivo di intimidirlo e costringerlo a scendere in guerra contro l'Ucraina, oppure la sua uccisione. In quest'ultimo caso, alla guida del Paese andrebbe il segretario generale dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC), Stanislav Zas, uomo fedele al Cremlino e già da anni «manipolato» dagli 007 di Mosca. In entrambi i casi, fanno sapere dal Robert Lansing Institute, verrebbero mostrate prove di un coinvolgimento di Stati Uniti, Ucraina e Polonia nell'attentato, per portare Minsk in guerra.

Al conflitto si opponeva il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei, che ieri è morto all'improvviso. L'agenzia di stampa ufficiale BelTa non fornisce dettagli sulle circostanze del decesso, Makei però stava lavorando da tempo per mettere in piedi un tavolo di pace, chiedendo il sostegno del Vaticano. Venerdì aveva addirittura incontrato il Nunzio Apostolico Ante Jozic a Minsk per esporre il suo piano. Un personaggio diventato scomodo per Mosca, che potrebbe averlo liquidato per proseguire con la destabilizzazione della Bielorussia. Ne è convinto Anton Gerashchenko, consigliere del ministero dell'Interno ucraino, che su Twitter parla di «voci che la morte sia dovuta ad avvelenamento. È un avvertimento per Lukashenko».

L'obiettivo di Mosca sarebbe una fusione dei due eserciti sotto il comando del Cremlino. Anche se Lukashenko dovesse rimanere vivo, verrebbe di fatto privato di ogni potere, e la Bielorussia andrebbe verso una fusione con la Russia. L'esercito bielorusso può contare su un numero piuttosto limitato di armamentario bellico, ma comunque non sono numeri sottovalutabili. Il comandante in capo Victor Gulevic ha a disposizione oltre a 290mila soldati e 110mila unità paramilitari. Con questa capacità Minsk potrebbe entrare nel conflitto e muoversi verso una zona più centro-occidentale dell'Ucraina, mentre le truppe russe rimarrebbero impegnate nel Donbass, stabilizzando il fronte in Ucraina durante l'inverno e poi di ripartire con l'offensiva in primavera. Pur sapendo che ciò comporterà grandi perdite fra i soldati russi, che potrebbero arrivare a 100mila morti.

Nel 276esimo giorno di combattimenti l'Ucraina ha respinto gli attacchi vicino a otto insediamenti nella regione di Donetsk e ha colpito nove aree degli occupanti. Le forze di Mosca hanno compiuto un raid missilistico a Dnipro (est) che ha provocato il ferimento di 13 civili e la distruzione di un quartiere.

È di un morto e cinque feriti gravi invece il bilancio di un attacco aereo su un edificio residenziale a più piani a Chasiv Yar (Donetsk). L'elettricità è stata ripristinata nella riconquistata città di Kherson. I problemi più significativi rimangono nelle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica