Da Giovanni Paolo II a Reagan: ​ecco i nuovi riferimenti di FdI

Giorgia Meloni detta la linea alla National Conservatism conference, organizzata dalla Edmund Burke Foundation e da Nazione Futura: "La visione del mondo dei conservatori viene incarnata ogni giorno da milioni di uomini e donne comuni e anche da alcuni grandi uomini della storia. Due di questi sono Giovanni Paolo II e Ronald Reagan"

Da Giovanni Paolo II a Reagan: ​ecco i nuovi riferimenti di FdI

Giovanni Paolo II, Ronald Reagan, J. R. Tolkien e Roger Scruton. Quattro nomi per il piccolo Pantheon che Giorgia Meloni presenta davanti alla “National Conservatism Conference”. Il leader di Fratelli d’Italia parla in inglese, nella sala dell’Hotel Plaza di Roma in via del Corso. Fra qualche ora prenderà un aereo per Washington e inizierà il suo tour americano, dove incontrerà esponenti politici repubblicani e democratici. È la scelta di aprire gli orizzonti, di andare oltre i confini della politica italiana, di cercare una dimensione internazionale. Tutto questo avviene dopo che il Times l’ha inserita nel firmamento delle stelle nascenti del panorama globale. È una Meloni che abbraccia in pieno la cultura del conservatorismo europeo e anglosassone. Lo fa sotto la bandiera intellettuale della Edmund Burke Foundation - la fondazione che porta il nome del filosofo di Dublino, uno dei padri del liberalismo moderno, contrario al terrore e alla ghigliottina dei rivoluzionari giacobini - e di Nazione Futura.

Il discorso della Meloni non è contro l’Europa, ma bisogna capire di quale Europa si parla. Non l’Europa come impero burocratico. Non l’Europa della finanza globale, senza patria e senza etica, ma un’Europa che crede ancora in un’economia reale, che nasce dal territorio. “Il nostro principale nemico - dice - è oggi la deriva mondialista di chi reputa l’identità, in ogni sua forma, un male da combattere e agisce costantemente per spostare il potere reale dal popolo a entità sovrannazionali guidate da presunte élite illuminate. Ricordiamocelo, perché non abbiamo combattuto e sconfitto il comunismo per sostituirlo con un nuovo regime internazionalista, ma per consentire a nazioni indipendenti di tornare a difendere la libertà, l’identità e la sovranità dei loro popoli”.

La democrazia non è una scatola vuota e asettica. La democrazia ha bisogno di valori e contenuti. “A noi - ricorda - non servono i manuali di indottrinamento ideologico cari alla sinistra. La nostra visione valoriale e di visione del mondo è in realtà una cosa molto semplice come ci raccontava un grande filosofo morto pochi giorni fa, Roger Scruton: “La vera ragione per cui le persone sono conservatrici è che sono attaccate alle cose che amano”. E quello che io considero un altro grande padre del pensiero conservatore, John Ronald Reuel Tolkien, lo spiegava in modo altrettanto chiaro, per bocca di uno dei personaggi del suo Signore degli Anelli: “Non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né il guerriero per la gloria, né la freccia per la sua rapidità: amo solo ciò che difendo”.

L’Europa della Meloni è quella cristiana di Wojtyla. “Giovanni Paolo II, il “Papa patriota”; sapeva perfettamente che le nazioni, l’appartenenza ad un popolo, ad una memoria storica condivisa, erano il fondamento della libertà di ogni uomo… Il patriottismo di Giovanni Paolo II gli permise di leggere anche i fenomeni storici che oggi attraversano il nostro tempo alla luce di un realismo cristiano libero da ogni retorica, come nel caso dell’immigrazione. È suo il concetto che il Diritto a immigrare doveva essere preceduto innanzitutto da un Diritto a non emigrare “a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria”. Cristiano, patriota, e pure critico nei confronti dell’immigrazione di massa. A pensarci bene Giovanni Paolo II oggi sarebbe nella lista nera della UE come un pericoloso eversivo”.

L’Occidente della Meloni ha il volto e i valori di Reagan. Sono rimasta molto colpita dalla metafora che Reagan usava per descrivere il movimento conservatore: quella di uno “sgabello a tre gambe”. Senza ciascuna delle gambe lo sgabello cade, e le tre gambe sono “Defense, Fiscal, Social”: l’anima patriottica (oggi si direbbe sovranista) centrata sulla difesa degli interessi nazionali e della sovranità popolare; la libertà economica e il corretto rapporto tra Stato e contribuente; l’anima sociale a protezione dei valori religiosi e morali, fine più nobile di ogni azione politica. Valori e principi che si ritrovano nel trio Dio, libertà, Nazione dell’incontro di oggi, o nell’italico Dio, Patria, Famiglia a cui sono molto legata”.

La scena finale è dedicata proprio a loro. “Ho davanti ai miei occhi una immagine: è quella del Presidente americano Reagan e di Papa Giovanni Paolo II passeggiare nei giardini della residenza del Presidente americano in Florida; era il 1987.

È l’immagine di due grandi uomini che percorrono il sentiero della storia insieme, in quello scorcio di XX secolo che avrebbe cambiato il mondo da lì a poco grazie a loro con la caduta del comunismo. Ricordarli oggi qui, non è un semplice omaggio, è un monito e un impegno per noi: non tradire il loro sogno di libertà, che è anche il nostro”.

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