La "dittatura" del politicamente corretto e delle finte emergenze

Dall'odio online all'evasione fiscale, il governo "giallorosso" è la roccaforte del politicamente corretto e del pensiero unico. Ma imporre ricatti morali non è la soluzione ai problemi

La "dittatura" del politicamente corretto e delle finte emergenze

Odio online, antisemitismo, evasione fiscale, cambiamenti climatici. Sono i temi cavalcati dal governo "giallo-rosso", esecutivo senza storia identità che si affida al politicamente corretto per imporre la propria ideologia in maniera del tutto manichea. Ne è un esempio lampante il caso della senatrice Liliana Segre, una donna che merita enorme rispetto e considerazione e che è stata "usata" dalla sinistra per imporre una commissione che è, a tutti gli effetti, inutile se non un "mostro" giuridico-filosofico e che sottintende un ricatto morale. Sei contro l'idea di istituire una commissione? Sei antisemita e razzista, senza via di scampo. L’approvazione in Senato della mozione per l’istituzione di una commissione parlamentareper il contrasto dei fenomeni di intolleranza e razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, nota a tal proposito Eugenio Capozzi su Formiche, "ci ricorda innanzitutto che nelle democrazie liberali occidentali uno dei soggetti politici preminenti è il partito del politicamente corretto", cioè un blocco multiforme di classi dirigenti progressiste (in caduta libera di consensi quasi ovunque), connesse ad istituzioni internazionali e mainstream media, la cui unica identità consiste attualmente nella retorica del dirittismo antidiscriminatorio riservato a gruppi “protetti” – in particolare immigrati, stili di vita, soggettività di “genere”. È la politica dell'identità, del politicamente corretto progressista, di cui questo governo si fa portavoce in tutti gli ambiti.

Antisemitismo? La sinistra tace sulla minaccia dell'islamismo radicale

Con questo si vuole affermare che il razzismo o l'antisemitismo non esistono? Certo che no. Ma nel caso della sinistra è falsa coscienza. La sinistra (governo compreso), per esempio, non ha speso una parola per l'ondata di antisemitismo che sta colpendo da qualche anno la vicina Francia: secondo lo storico lo storico Georges Bensoussan, citato da Il Foglio, "in dieci anni, l’80 per cento degli ebrei di Seine-Saint-Denis ha lasciato il dipartimento. Qualcuno ha sentito invocazioni a protestare? Invece abbiamo visto i presidenti delle due Assemblee e il Presidente della Repubblica andare al Memoriale della Shoah, a nutrire una memoria gentrificata e sempre più vanitosa". Secondo i dati diffusi dal governo francese nel dicembre 2018, il numero di atti antisemiti è cresciuto del 69 per cento nel 2018. Perché non c'è nulla di più ferocemente antisemita dell'islamismo radicale, sul quale i progressisti tacciono, come se il proliferare di un certo islam non fosse un problema per l'Europa. Ignorare il fatto che la stragrande maggioranza delle aggressioni antisemite provenga dal fanatismo islamico, che ha potuto proliferare grazie al buonismo indiscriminato e al multiculturalismo, è assurdo.

Il governo delle tasse etiche

Altro tema imposto dal governo del politicamente corretto è quello dell'evasione fiscale. È certamente vero che l'Italia è il primo Paese europeo per evasione fiscale, ma il problema non è certo dell'idraulico che non batte lo scontrino o del bar sotto casa. Come ha appurato la Cgia, infatti, l'entità dell'evasione contestata alle grandi imprese è 16 volte superiore a quella delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi (nel 2017 era stata pari a 18). A seguito dell'attività di accertamento svolta lo scorso anno sulle attività economiche, infatti, emerge come la maggiore imposta media accertata dall'Agenzia delle Entrate per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro. La Cgia fa notare che "se rapportiamo il numero di queste operazioni sul totale delle imprese presenti in ogni singola tipologia dimensionale, registriamo che l'attività del fisco ha interessato il 3 per cento dei piccoli, il 14 per cento dei medi e il 32 per centro dei grandi imprenditori. Pertanto, essendoci tantissime piccole e micro imprese e poche medie e grandi imprese, parrebbe più sensato rafforzare l'attività accertativa sui piccoli, anziché sugli altri”.

Si arriva poi alla follia della plastic tax, che rischia concretamente di uccidere la nostra industria, come denunciato anche da Stefano Bonaccini, governatore uscente e ricandidato per i dem alla guida della Regione. L'Emilia Romagna di fatto è il principale distretto per l'imballaggio del nostro Paese e un balzello di questo tipo potrebbe colpire tutto il settore produttivo.

Qui però il ricatto morale del governo non ha funzionato per le tensioni nella stessa maggioranza: rischiare di perdere consensi nella roccaforte rossa e consegnare così la regione a Matteo Salvini ha improvvisamente fatto tornare alla realtà e con i piedi per terra il governo delle finte emergenze...

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