
Paolo Damilano, 59 anni, è uno dei più autorevoli produttori di Barolo e di acque minerali. La Cantina, della quale è al timone insieme al cugino Guido, esiste dal 1890 e produce bottiglie tra le più pregiate del mercato italiano. Il suo Gruppo, che comprende anche le acque Valmora e Sparea e la ristorazione, fattura 120 milioni di euro. Tre figli, padre partigiano, lui è impegnato in politica e qualche anno fa si candidò a sindaco con il centrodestra. Oggi è alle prese con un problema enorme: i dazi di Trump. Se scatteranno
Se scatteranno i dazi, mi dica, i danni quali saranno?
«Io vedo che ormai i danni sono arrivati: un mio amico che produce pezzi di ricambio per compressori e lavora molto in America è preoccupatissimo, sentimento che condividiamo anche noi produttori del vino».
Qual è la conseguenza immediata?
«Che sei completamente fuori mercato».
Tutti?
«Beh, alcune produzioni hanno la possibilità di spostarsi su altri mercati. Noi del vino dobbiamo valutare attentamente l'impatto e la dimensione che i dazi potranno avere sul settore».
Perché?
«Lei scrive Stati Uniti. Ma noi leggiamo Little Italy. In America c'è una comunità grandissima che vuole i prodotti italiani. Soprattutto i vini di qualità».
Quindi ci saranno contraccolpi anche per i clienti?
«Certo. Il governo americano dovrebbe capire che limiterà molto le esportazioni dall'Italia, ma danneggerà anche settori importanti dell'economia interna».
Mi fa capire quale sarà l'aumento del prezzo alla vendita?
«Lei consideri che fra trasporto, distribuzione, vendita eccetera il prezzo di una bottiglia, dal momento della partenza dalla mia cantina, aumenta di circa 4 volte. Pensi se a questo si aggiunge un dazio del 200 per cento e immagini la sproporzione tra prezzo a cui vendiamo noi e prezzo pagato dal ristoratore o dal cliente americano».
Dicono però che Trump faccia la voce grossa per poi trattare
«Anche se dovesse ridurre un po' l'entità del dazio, comunque per noi sarebbe un notevole contraccolpo».
Che percentuale della sua produzione va negli Usa?
«Il 40 per cento».
Ve la aspettavate questa linea Trump?
«Io assolutamente no. Anche perché nel suo primo mandato aveva colpito coi dazi solo la Francia».
Ci sarà una reazione?
«Ma la reazione in parte sarà automatica».
In che senso?
«Trump immagina in questo modo di proteggere l'economia americana. Ma l'economia americana è una cosa complessa, si intreccia con le altre economie, e io credo che gli scompensi prodotti da una politica sconsiderata dei dazi possano portare molti contraccolpi negativi anche per l'economia americana».
Quindi lei spera che ci sia una retromarcia?
«Lo speriamo tutti. Speriamo che quantomeno riduca molto, ma molto, l'entità dei dazi».
Secondo lei la politica italiana ed europea come dovrebbe reagire?
«Innanzitutto dovrebbe intervenire per proteggerci. Studiare degli incentivi per i prodotti più colpiti. Abbiamo bisogno di maggiori certezze, lavoriamo su programmazione, soprattutto per i vini da invecchiamento occorre sapere come evolverà il mercato nel prossimo quinquennio».
Ma l'America non rischia di soffrire per la mancanza delle eccellenze italiane?
«Certo che è così. Del resto, qualunque economista le dirà che i dazi hanno un senso per proteggere le economie nazionali dall'invasione del mercato con prodotti a costi bassissimi, perché provenienti da Paesi con costo del lavoro molto basso. Ma mettere i dazi su prodotti di eccellenza è in contrasto con tutte le leggi dell'economia».
Che effetto ci sarà sull'export italiano?
«Da tre settimane noi abbiamo avuto tutte le esportazioni verso gli Stati Uniti bloccate. Questo solo per la paura che arrivino i dazi».
Lei produce anche acqua minerale
«Sicuramente ne risentirà molto anche l'acqua minerale nonostante non ci sia una grandissima differenza tra quella italiana e quella americana. Mentre tra un Barolo e un rosso della California la differenza è enorme».
È la prima volta che vi trovate di fronte a una difficoltà così grande?
«Sì, la prima volta»
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