I paletti di Berlusconi "Sogno lo Stato liberale. Ecco il Paese che vorrei"

Videomessaggio del leader Fi: "Un piano su burocrazia, fisco, giustizia e politica estera"

I paletti di Berlusconi "Sogno lo Stato liberale. Ecco il Paese che vorrei"

Il giorno dopo aver rivendicato la storia, l'identità, il ruolo presente e futuro di Forza Italia, pronunciando in un videomessaggio il suo personale «il centro siamo noi», Silvio Berlusconi rilancia. Lo fa pubblicando un secondo video, più lungo e approfondito del primo, in cui racconta la sua idea di Paese, l'Italia che sogna di costruire. Una narrazione che trae spunto dall'affetto e dalla simpatia con cui si trova a fare i conti nelle occasioni pubbliche, ma soprattutto da alcune domande che gli vengono poste.

«Care amiche, cari amici, devo farvi oggi una confessione. Ogni volta che mi capita di andare in un luogo pubblico mi trovo quasi in imbarazzo per l'attenzione, le espressioni di affetto e di consenso. Evidentemente non tutti quelli che mi dimostrano apprezzamento, che mi stringono la mano, che vogliono farsi una foto con me, poi votano Forza Italia, altrimenti avremmo l'80-90% dei consensi alle elezioni. Pochi giorni fa in un ristorante mi è capitata una cosa diversa. Un signore si è alzato e mi ha detto ad alta voce: Le faccio una domanda, presidente, come sarebbe l'Italia se lei tornasse al governo?».

È questo lo spunto per ribadire - nei giorni caldi in cui in tanti provano a proporsi come competitor nell'area di centro - i valori per cui il fondatore di Forza Italia si è battuto negli anni. Il manifesto di Berlusconi parte dal desiderio di vivere in un Paese «nel quale tutti possano godere pienamente di una vera e compiuta libertà, un Paese nel quale chi perde le elezioni non debba avere paura delle eventuali ritorsioni dell'avversario che le ha vinte. Ritorsioni politiche, economiche, giudiziarie. Vorrei un Paese nel quale la libertà non fosse concessa dallo Stato, ma fosse un diritto naturale per ogni essere umano. Un Paese dove lo Stato e le istituzioni siano sentiti come la casa di tutti e non come qualcosa di ostile, da cui difendersi. Un Paese dunque nel quale per esempio si possa aprire un'azienda o costruire una casa senza attendere l'autorizzazione di nessuno, semplicemente rispettando le leggi».

Il secondo pilastro è quello dell'imposizione fiscale. «Vorrei un Paese nel quale lo Stato non portasse via a nessuno più di un quarto dei frutti del proprio lavoro. Oltre questo livello le tasse diventano un vero esproprio». E poi il desiderio di una giustizia giusta «nel quale un cittadino sotto processo fosse davvero considerato innocente, e trattato da innocente, fino a una eventuale condanna definitiva, sulla base di prove inconfutabili. Oggi invece il processo è già una condanna, per l'imputato, per la sua famiglia, per i suoi amici. E naturalmente un Paese nel quale la giustizia non fosse utilizzata come arma per eliminare l'avversario politico e un Paese dove chi è assolto non possa essere richiamato in giudizio».

C'è spazio poi per il posizionamento internazionale dell'Italia e per il desiderio di «un Paese che stia senza ambiguità dalla parte dell'Europa e dell'Occidente, perché questo è il nostro ruolo nel mondo, questi sono i valori che condividiamo con i nostri amici e alleati».

Nel giorno in cui Alessandra Ghisleri testimonia, sondaggi alla mano, che il centrodestra ha tutte le carte in regola per vincere anche con il proporzionale, Berlusconi inizia dunque a dettare la premessa ideologico-valoriale del suo programma di governo. Un programma su cui il Cavaliere ha iniziato proprio in questi giorni a lavorare.

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