I timori di recessione dividono Cernobbio

Manager, economisti e imprenditori discordi sul significato della frenata

I timori di recessione dividono Cernobbio
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La frenata del Pil, più accentuata rispetto alle prime stime, divide la platea del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Manager, imprenditori ed economisti sono discordi. Alcuni si tratta di una battuta d'arresto temporanea che non inficerà le prospettive di crescita dell'economia italiana. Gli altri, invece, sono convinti che questo sia l'annuncio di una fase recessiva non necessariamente inevitabile.

Tra gli ottimisti si segnala il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. «Non dobbiamo preoccuparci perché la flessione viene da lontano, dalla Cina che a sua volta ha creato una difficoltà per la Germania che è molto esposta, l'Italia molto meno». Ecco perché il numero uno della principale banca italiana ha confermato di aspettarsi nel 2024 «una crescita del Pil dell'1%, un po' più veloce nella seconda parte dell'anno, un po' più lenta nella prima metà». Anche l'amministratore delegato di A2a, Renato Mazzoncini, non è allarmato. «Conservo l'ottimismo perché calo dell'inflazione che dovrebbe far riprendere i consumi e credo che l'Italia potrà chiudere un anno non male». Non ha perso l'entusiasmo Cristina Scocchia, ad di Illycaffè, secondo cui «è necessario restare positivi perché dopo due anni di crescita seguiti alla recessione causata dal Covid anche l'inizio del 2023 è andato bene». Questa battuta d'arresto non deve indurre al pessimismo perché «si rischia di creare una spirale negativa per cui non si consuma e non si investe».

Tra coloro che preferiscono aspettare per esprimersi compiutamente Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Investments. «Non dovremmo andare in recessione, però è chiaro che c'è un rallentamento significativo», ha commentato aggiungendo che «è vero che la Germania rallenta, ma noi abbiamo 20 anni alle spalle di crescita molto più bassa della media europea quindi dobbiamo evitare un ulteriore calo della crescita». Di qui due richieste al governo: la prima, spiega, è «mettere in esecuzione il Pnrr, non devono esserci più tempi morti»e la seconda «una manovra che premi il lavoro con il taglio al cuneo fiscale e gli incentivi agli investimenti delle imprese in tecnologia. Priorità al Pnrr anche per Mariangela Marseglia, country manager di Amazon Italia e Spagna. «È lo strumento a disposizione di governo e imprese che può evitare il peggioramento della congiuntura», soprattutto attraverso gli investimenti per la digitalizzazione.

Nella schiera dei pessimisti l'economista Nouriel Roubini, un habitué del workshop lariano. «Credo - ha sottolineato - che sia ancora aperta la discussione sul destino dell'economia global, se riuscirà a effettuare un atterraggio morbido o accidentato». In questo scenario una correzione del 10% dei mercati azionari globali non è improbabile «se l'economia continuerà a indebolirsi» anche perché «probabilmente i mercati sono cresciuti troppo e questo forse porterà a una discesa nella seconda metà dell'anno». Per Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, «la frenata c'è, soprattutto sugli investimenti, sull'erogazione di finanziamenti quindi temo che potrà essere significativa e forse arrivare anche al segno meno». Il presidente di Feralpi, Giuseppe Pasini, non crede ce le prospettive di breve termine miglioreranno. «Credo che sul 2023 ci sarà poco da fare, bisogna sperare in una ripresa per il 2024.

È chiaro che con il rialzo dei tassi ho l'impressione che anche nei primi 6 mesi dell'anno prossimo non vedremo una crescita». Il convitato di pietra di questo dibattito, infatti, è la politica monetaria della Bce. La sensazione diffusa è che l'arretramento del Pil chiami in causa Francoforte.

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