Con l'addio alla rottamazione cartelle esattoriali sempre killer

La strada della pace fiscale è lastricata di cartelle esattoriali

Con l'addio alla rottamazione cartelle esattoriali sempre killer

La strada della pace fiscale è lastricata di cartelle esattoriali. C'è un'emergenza che la politica continua a sottovalutare e che sui bilanci delle famiglie pesa più della crisi energetica e dell'inflazione, e l'esecutivo prova a fronteggiarla. Certo, la speranza di un rapporto sano tra Stato e contribuente si è infranta l'altro giorno, quando il sindaco di Amatrice ha rivelato che Agenzia delle Entrate e Inps vogliono 90mila euro per qualche mese di ritardo nel pagamento di spettanze fiscali e previdenziali. Il terremoto è cieco ma l'Erario ci vede benissimo.

Chi confidava nella cancellazione delle cartelle esattoriali per ora è rimasto deluso. Peccato. Nel solo anno della pandemia, il 2020, si sono accumulate 11,5 milioni di cartelle. Una ogni cinque abitanti. Dentro la pancia dell'ex Equitalia ci sono 1,1 miliardi di euro di debiti inesigibili al 90% (lo dicono le Entrate) eppure rimane in piedi un castello di carta costruito con multe stradali, bollo auto, Imu, Tasi e altre imposte comunali non pagate. Quanto a debiti incancellabili come Iva, ammende, multe e sanzioni legate a sentenze penali o violazioni tributarie e contributive, basta ascoltare il Pg di Brescia Guido Rispoli: «Su oltre due miliardi e 17 mila euro di eseguibile per condanne definitive tra il 2019 e il 2020 ne sono stati riscossi lo 0,046%». Come ha rivelato Il Giornale, con la riforma Cartabia i soldi da pagare diventeranno giorni di galera da scontare, ma questa è un'altra storia.

Colpa dei «furbetti» o di una riscossione da rivedere? La recente ordinanza numero 34634 del 24 novembre 2022 della Cassazione ha cancellato una cartella che conteneva solo il computo degli interessi, senza motivare «congruamente» il parametro normativo. Nei giorni scorsi, un funzionario di Milano sollevava in malafede il dubbio che alcuni bonifici pagati fossero ancora «revocabili», alla faccia dello Statuto del contribuente vanamente tirato in causa. Da altre due diverse ordinanze (la 6622 e la 24406 del 2022) sappiamo che l'Agenzia delle Entrate ha resistito in giudizio contro una circolare emanata dalle stesse Entrate nel 2015, sborsando 20mila euro. C'è un imprenditore assolto da un'accusa ingiusta di evasione fiscale, a cui arrivano cartelle a sei zeri e minacce di azioni esecutive. Eppure per la sentenza l'accertamento deve essere annullato». Errare è umano e gli italiani saranno anche furbetti, ma l'accanimento delle Entrate è diabolico. Certo, poi c'è qualcuno che solleva il sospetto che l'eventuale cancellazione delle cartelle debba avere l'ok dei 7.904 Comuni interessati nasconda una clamorosa verità. Quelli in dissesto o in procedura di riequilibrio finanziario pluriennale sono il 5%. I bilanci di previsione di centinaia di amministrazioni locali si basano su una sorta di «industria» di tributi mascherati che si accende soltanto lontano dalle urne, con multe per divieti di sosta a fronte di parcheggi al lumicino e autovelox piazzati ad arte solo per far cassa, non certo per migliorare la circolazione stradale. «Ma iscrivere le multe inesigibili nei residui attivi (crediti) serve solo per rendere tecnicamente in equilibro un bilancio che se revisionato a fondo non potrà che essere inattendibile», ragiona con Il Giornale il commercialista Gianluca Timpone.

Se è così, la Corte dei conti dovrebbe sciogliere tutti i Comuni che presentano bilanci non attendibili. Ecco perché a sinistra qualcuno vuole tenere in piedi questo castello di carte. Con buona pace della... pace fiscale.

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