"L'Europa? Vergognoso bloccare gli aiuti"

L'economista tedesco ipotizza la patrimoniale: "Una Italexit? Scenario realistico"

"L'Europa? Vergognoso bloccare gli aiuti"

Mentre in Europa infervora la discussione sulle misure da adottare a sostegno dell'economia dell'eurozona e in particolare dell'Italia, dalle colonne della rivista tedesca Manager Magazine è arrivata una proposta che ha fatto discutere: introdurre una patrimoniale fino al 20% sulla ricchezza degli italiani. L'idea nasce da Daniele Stelter, uno dei principali economisti tedeschi che da pochi giorni ha pubblicato un libro intitolato «Coronomics» in cui teorizza un «nuovo ordine economico e finanziario» per il futuro dopo la pandemia del Covid-19. In realtà, la posizione di Stelter è più articolata e, commentando il comportamento della Germania e dell'Ue a inizio crisi verso l'Italia, ha affermato: «Mi vergogno, bloccare le medicine e le apparecchiature mediche, rallentare gli aiuti, sono senza parole». Lo abbiamo intervistato per Il Giornale.

In Italia ci sono state molte discussioni sulla sua idea di una patrimoniale del 20%, vuole spiegarla meglio?

«Non mi sorprende che l'idea di un'imposta sul patrimonio una tantum abbia portato a grandi discussioni, in Germania c'è un intenso dibattito sul tema. I politici di tutti i partiti di sinistra - i socialdemocratici, i verdi e i socialisti - chiedono una patrimoniale del 20% e oltre. Sebbene io condivida la necessità di sostenere l'Italia e la Spagna, ho trovato strano che nessuno menzionasse la notevole ricchezza delle famiglie italiane e spagnole, perciò ho fatto i conti per dimostrare che si poteva realizzare una patrimoniale anche in questi paesi, ma ciò non significa che si dovrebbe attuare».

Non pensa che l'utilizzo dell'Esm per l'Italia possa portare a una nuova troika come è successo in Grecia?

«No, l'austerità non sarebbe d'aiuto ma amplificherebbe il problema. La mia proposta è la seguente: tutti i governi della zona euro dovrebbero riunire il debito del 75% del Pil pre-crisi in un fondo di rimborso del debito congiunto. Questo fondo sarebbe finanziato dalla Bce senza interessi e tutti i debiti del fondo non sarebbero più inclusi nel debito pubblico dei singoli paesi partecipanti».

È possibile immaginare un'Italexit?

«Non è impossibile, si tratta di uno scenario piuttosto realistico. L'Ue e l'Eurozona avranno tassi di crescita ancora più bassi nei prossimi anni, pertanto la situazione potrebbe non migliorare per l'Italia. Un'uscita dall'euro nell'immediato porterebbe a un'altra profonda recessione ma in seguito l'Italia potrebbe essere in grado di tornare a crescere. Dopo la seconda guerra mondiale fino all'introduzione dell'euro, la crescita del Pil pro capite in Italia e Germania è stata simile. Solo dall'introduzione dell'euro abbiamo una disparità crescente».

La crisi del coronavirus ha generato numerose domande sul ruolo della Ue, pensa che sopravviverà?

«L'Ue si deve riformare se vuole sopravvivere, ciò include la correzione dell'euro tramite la ristrutturazione del debito e potenzialmente una disgregazione ben organizzata dell'eurozona. Dubito che l'euro nella sua attuale struttura possa sopravvivere. Preferirei limitare il ruolo dell'Ue nel mercato comune, proteggere le frontiere - meglio di ora, come in passato - e la difesa comune, mentre la maggior parte delle altre decisioni dovrebbe essere decentralizzata. Se l'Ue continua su questa strada, temo, vedremo altre Brexit».

Cosa ne pensa della sentenza del tribunale di Karlsruhe? E la Bce?

«Non credo che la decisione del tribunale tedesco cambierà la politica della Bce, poiché non è stato riscontrato un finanziamento illegale della Bce ai governi ma

chiede solo di rendere più trasparenti le proprie decisioni. Se osserviamo le scelte della Bce alla luce del coronavirus, comparate al resto del mondo, ci accorgiamo che non è la sola ad aver intrapreso queste politiche».

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