L'ultrà fermato per omicidio razzista Ed è giallo sulla dinamica del pestaggio

Un testimone: è stato aggredito. Ma la legittima difesa pare improbabile

Matteo Basile

Si chiama Amedeo Mancini, ha 39 anni, è un imprenditore zootecnico, ultrà della Fermana con simpatie di estrema destra e ha precedenti per reati violenti che gli sono costati in passato un Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive. È lui l'uomo arrestato ieri mattina con l'accusa di aver massacrato di botte Emmanuel Chidi Namdi, dopo aver chiamato «scimmia» Chimiary, la compagna del nigeriano.

Questo secondo la prima ricostruzione ufficiale dei fatti. Emmanuel e la compagna sono stati avvicinati da Mancini e un amico che prima hanno apostrofato con insulti razzista la moglie per poi scagliarsi contro di loro colpendo con violenza il ragazzo nigeriano, anche con un palo della segnaletica divelto dalla strada e infierendo sull'uomo una volta a terra. Ma secondo quanto riferito dal legale di Mancini, la verità sarebbe un'altra. L'ultrà ha raccontato di aver avuto l'impressione che Emmanuel e la moglie volessero rubare un'auto e quindi hanno insultato l'uomo che avrebbe reagito fisicamente. L'ipotesi è quella della legittima difesa, supportata anche da una testimone che ha raccontato al Resto del Carlino che sarebbe stato Mancini a subire l'aggressione. Una tesi rigettata da don Vinicio Albanesi, il prete che gestisce la comunità «Capodarco» dove Emmanuel e Chimiary erano ospitati in attesa di ricevere lo status di rifugiati politici, secondo cui Mancini avrebbe sul corpo solo il segno di un morso, fatto incompatibile con una brutale aggressione subita. Le immagini che ritraggono Mancini portato via dalla polizia, che lo ha fermato con l'accusa di omicidio preterintenzionale aggravato da finalità razzista, non mostrano evidenti segni di percosse.

A chiarire l'esatta dinamica dell'accaduta saranno gli inquirenti che indagano sull'omicidio, che ha scosso la comunità di Fermo e non solo. Emmanuel e Chimiary infatti erano fuggiti dalla Nigeria, insanguinata dai terroristi di Boko Haram che in un attentato contro una chiesa cristiana hanno ucciso i genitori della coppia e la figlioletta di soli 2 anni. Per questo motivo avevano deciso di fuggire verso l'Italia, dopo una traversata da incubo fino alla Libia, botte che hanno causato un aborto alla donna e il viaggio della speranza su un barcone verso il nostro Paese con il sogno di iniziare una nuova vita.

Ieri a Fermo si è tenuta una riunione straordinaria del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduta dal ministro dell'Interno Angelino Alfano che ha usato parole durissime. «Il germe del razzismo va fermato prima che generi il suo frutto avvelenato.

Tutte le attività investigative di queste ore sono andate nella direzione giusta, la direzione di un movente razziale». Anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha espresso «piena solidarietà» alla compagna di Emmanuel, chiedendo al prefetto di Fermo «di prestarle ogni necessaria forma di assistenza».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica