La maggioranza non c'è più. E Varoufakis si prepara a far fuori il premier

AteneaNon che l'Egeo, tutt'a un tratto, sia diventato l'ombelico europolitico del mondo. Ma dal 2012 ad oggi attorno alla classe politica greca si è creato un certo interesse. Colpa anche della moto di Varoufakis o della determinazione dell'ex presidente della Camera Kostantopoulou, che ieri in Aula ha strappato gli unici applausi veri. Sta di fatto che le probabili elezioni greche anticipate (settembre o novembre) stanno monopolizzando l'attenzione delle cancellerie europee, al pari del rimpasto di governo che dovrebbe essere annunciato oggi (fuori Lafazanis, Stratoulis, Valavani e Kostantopoulou). Come reagirebbero, ad esempio, i mercati e i creditori in caso di nuove urne tra sessanta giorni?

Nel day after del voto pro memorandum, il parlamento di Atene si presenta come l'Italia dopo la sconfitta di Custoza. Un campo minato, con macerie politiche nella sede di Syriza che difficilmente saranno sanate. Il primo governo di sinistra della storia ellenica moderna, nato per contrastare i partiti pro troika, oggi si ritrova nella scomoda veste di Cavallo di Troia che spiana nuovamente la strada, a torto o a ragione, alla trimurti nel paese. «È stato un suicidio politico - dice al Giornale uno dei 39 dissidenti syrizei , Vassilis Kiriakakis - non escludo nulla al momento, neanche di guardarci attorno verso nuove esperienze». Sì, ma quali? Intanto il premier continua a perdere pezzi. Se ne va dalla sua squadra un'altra pasionaria, Rakel Makrìs, amica personale e di lunga data di Tsipras. In un video si fa ritrarre ai piedi dell'Akropoli rivendicando con orgoglio che è «un monumento greco e non tedesco». Mentre il suo (ex?) premier ha di fatto aperto la porta di casa ai «nuovi colonizzatori».

Ieri mattina il Paese si è svegliato con le imbarazzanti parole del ministro dell'interno Voutsis: «Elezioni anticipate in autunno o già a settembre». La maggioranza non c'è più, Tsipras non ha la minima idea di come andare avanti anche perché su 149 parlamentari di Syriza appena 110 hanno votato il piano. Un terzo del partito non seguirebbe il suo leader anche perché «con che faccia andremmo in piazza a parlare del programma di Salonicco o dell'insostenibilità di questa nuova ondata di austerità?», ragiona il deputato originario delle Termopili alla seconda legislatura. Dinanzi al 40enne ingegnere che ha appena firmato un piano peggiore di quello propostogli da Juncker, ecco gongolare le opposizioni formate da socialisti, conservatori e centristi. Questi ultimi, guidati dal giornalista televisivo Stavros Theodorakis, sono in rampa di lancio: «colpa» di liste green, senza vecchi arnesi della politica e sostituiti da intellettuali, storici, analisti che in appena dieci mesi di vita hanno raggranellato a gennaio scorso il 7%. Quanto la pattuglia di Alba dorata, che in Grecia catalizza ancora il voto di protesta trasversale contando su una verginità politica oggettiva, al netto di processi e accuse.

Ma il grande scoglio per Tsipras si ritrova in rete. Dal suo blog infatti l'ex ministro Varoufakis lancia strali contro le policies dell'ex amico, facendo lievitare le voci di chi lo vorrebbe a capo di un movimento nuovo di zecca. Leggero e sganciato da «cravatte e riti della politica» per portare avanti le idee di sempre: lotta all'austerità tout court, una conferenza europea sul debito, misure di stimolo per rendere la Grecia fiscalmente sexy ed attrarre nuove energie. Con tanto di endorsement da parte di una squadra di economisti internazionali come Galbright e Krugman. Una sorta di laboratorio 2.

0 a metà strada tra il movimento open e l'impegno civile, quello nella mente di Theodorakis e Varoufakis. Sono loro i due volti nuovi della Grecia post memorandum e post Tsipras. Ditelo al leader di Podemos.

twitter@FDepalo

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