"Misura sbagliata, troviamo un accordo". Meloni non esclude "risposte adeguate"

Timori soprattutto per l'agroalimentare. Mattarella: la Ue reagisca compatta

"Misura sbagliata, troviamo un accordo". Meloni non esclude "risposte adeguate"
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Mentre gli Stati Uniti ancora dormono, l'Europa trascorre una giornata di attesa in vista dello scossone che arriverà da Washington poco dopo le 22 ora italiana. Quando finalmente Donald Trump definisce i contorni del pacchetto di dazi statunitensi sulle importazioni (lista dei settori interessati, elenco dei Paesi e livello delle nuove tariffe doganali). Anche a Roma si respira un senso di sospensione, perché - spiega in Transatlantico il ministro degli Esteri Antonio Tajani - è evidente che «finché non sappiamo cosa succede, è inutile ipotizzare scenari». Insomma, per usare le parole di Francesco Filini, deputato e responsabile del programma di Fdi - «alle 22 tutti sintonizzati». Nel frattempo, la linea del governo resta di estrema cautela e punta a non archiviare la diplomazia. Con una consapevolezza: se necessario, anche l'Italia sosterrà una risposta europea che comporti una reazione. Eventualità che - per la prima volta in maniera così esplicita - mette sul tavolo anche Giorgia Meloni. Che a metà giornata interviene nel cortile d'onore di Palazzo Chigi in occasione del premio «Maestri dell'arte della cucina italiana» e non evita la questione dazi. La premier ribadisce sì di essere «convinta» che «si debba lavorare per scongiurare una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l'Europa». Ma ammette che questo «non esclude, se necessario, di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni». In particolare, e vista l'occasione del premio a cui presenzia anche il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, Meloni si sofferma sull'agroalimentare, i cui prodotti «sono richiesti in tutto il mondo». E il cui settore, storicamente vicino a Fdi, è in agitazione da settimane.

«Bisogna ricordare - spiega la premier - che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione, con un export che nel 2024 è salito al 17%». Insomma, «quello statunitense per noi è un mercato fondamentale» e «l'introduzione di nuovi dazi» avrebbe «risvolti pesanti». E, aggiunge, «penso che sarebbe anche un'ingiustizia per molti americani», perché «limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi ha la possibilità economica di spendere di più». La premier, insomma, non esclude una risposta adeguata: «L'introduzione da parte degli Usa di dazi verso l'Unione europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti», scrive la premier a tarda serata sui social. «Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale. E lo faremo come sempre confrontandoci con gli altri partner europei». Anche se prima ci sarà da valutare bene le proiezioni sull'export europeo del pacchetto di dazi annunciato ieri sera da Trump. Dunque, senza necessariamente utilizzare il bazooka. Non è un caso che i toni usati l'altro ieri da Ursula von der Leyen non abbiano convinto la delegazione di Ecr (che è a trazione Fdi). «Abbiamo sempre suggerito un approccio soft dal punto di vista del linguaggio, perché - spiega Carlo Fidanza - è importante non rompere il rapporto transatlantico». Poi, aggiunge il vicepresidente di Ecr e capo-delegazione di Fdi a Bruxelles, «naturalmente è giusto che l'Ue si prepari» a eventuali contromisure. L'importante, spiega il responsabile economico di Fdi Marco Osnato, è che «la questione dei dazi non sia affrontata come una guerra tra tifoserie». Perché, dice il presidente della commissione Finanze della Camera, il problema «non si risolve con uno scontro con gli Stati Uniti».

Della questione, ovviamente, parleranno direttamente Meloni e J.D. Vance, atteso a Roma a Pasqua. Il vicepresidente americano sarà a Palazzo Chigi il 18 aprile. Prima vedrà Meloni e poi avrà un incontro a quattro con la premier e i suoi due vice, Tajani e Matteo Salvini.

Nel D-day dei dazi, interviene sul punto anche Sergio Mattarella. Che parla senza esitazioni di «errore profondo» dell'amministrazione americana.

Ora, dice il capo dello Stato, «serve una risposta compatta, serena e determinata da parte di tutta l'Europa». Che, insomma, non può negoziare da sola. Una posizione che sposa anche Tajani. «Parole sagge, la politica commerciale - dice il ministro degli Esteri - è competenza esclusiva dell'Ue».

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